Il BRICS chiede più peso nell’economia del XXI secolo

Riuscirà il BRICS a salvare l’Eurozona? Il vertice G20 di Cannes di qualche settimana fa sembra essersi concluso con questa domanda. Forse un po’retorica, visto che il Brasile, la Russia, l’India, la Cina e il Sudafrica possono, per la prima volta nella Storia recente, recitare una parte diversa da quella assegnatagli da diversi decenni: proporsi verso l’Occidente non più nel ruolo di povere e indebitatissime economie bisognose di aiuti, ma di paesi con riserve monetarie tali da poter diventare creditori di quelli che, un tempo, creditori lo erano proprio verso di loro.

Ma il sostegno all’Euro è solo un passaggio nel percorso che il BRICS ha da qualche anno intrapreso per riformare il sistema della finanza globale: e, mai come questa volta, dietro l’ostentata determinazione nel volersi muovere sui campi di Eurolandia si cela l’ambizione di conquistare sempre più credibilità non solo in Europa, ma su scala mondiale. Basti ricordare che solo a maggio, quando i Paesi-membri del Fondo Monetario Internazionale furono chiamati ad eleggere il nuovo presidente, il BRICS si schierò contro la candidatura di Christine Lagarde (poi eletta), chiedendo che alla guida del Fmi sedesse un rappresentante non proveniente da Europa e Nord America. Non era mai accaduto che le potenze economiche mondiali si trovassero di fronte un’opposizione così ferma, all’interno di una struttura che da sempre è stata una loro esclusiva “riserva di caccia”.

Del resto, già nel 2001 la nascita del BRICS (anzi del BRIC, visto che il Sudafrica è entrato a farne parte solo ad inizio anno) era finalizzata principalmente ad una ristrutturazione dell’economia globale in favore dei Paesi emergenti, che oggi, in vista di una riforma della struttura del Fmi nel 2014, può effettivamente vedere la luce. In questo ambito, il BRICS punta ad un rafforzamento del sistema bancario mondiale e a fornire più stabilità alle banche attraverso un incremento delle loro riserve, fattore previsto dagli standard di Basilea III.
Ma sbaglia chi pensa che il BRICS rappresenti solo un’alleanza economica, perchè il 2011 è stato anche l’anno della sua ascesa come soggetto politico. Da gennaio tutte e cinque le nazioni sono state membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Russia e Cina permanenti, Brasile, India e Sudafrica non permanenti), dove a marzo il BRICS si è schierato compatto contro la no-fly zone in Libia e dove il mese scorso Mosca e Pechino hanno posto il veto sulla risoluzione delle Nazioni Unite contro la repressione in Siria.

Annunci