L’Estonia non processerà il boia nazista di Szluk

“Esiste il ragionevole dubbio che altri cittadini estoni chiamati Michail Gorshkov possano aver collaborato con i nazisti durante la Seconda Guerra mondiale”: con questa discutibile motivazione martedì scorso il Procuratore Generale della Repubblica di Estonia ha archiviato le indagini contro Michail Gorshkov, l’88enne criminale nazista passato tristemente alla storia come il “macellaio di Szluk”, che il Centro Simon Wiesenthal, l’organizzazione che dalla fine della Guerra si batte per assicurare alla giustizia internazionale tutti coloro che presero parte alle azioni di sterminio degli ebrei, ha da anni inserito nella lista dei più pericolosi nazisti ancora in libertà. Secondo il Centro Wiesenthal, Gorshkov aderì alla Gestapo dopo l’invasione tedesca dell’Urss e nel 1943 partecipò attivamente all’assalto al ghetto di Szluk (oggi in Bielorussia), rendendosi complice dell’assassinio di circa tremila cittadini sovietici di origine ebraica. Dopo la sconfitta delle truppe dell’Asse scappò negli USA sotto falso nome, ottenendo la cittadinanza americana nel 1963. Ma nel 2002 su pressioni del Centro Wisenthal, l’FBI portò alla luce il suo torbido passato, che gli comportò la revoca della cittadinanza statunitense per aver mentito sulla sua militanza nazista. Tornato in Estonia, l’anno seguente venne messo sotto accusa dalla Procura Generale per crimini contro l’umanità, sulla base di un dettagliato rapporto inviato a Tallin dal Dipartimento di Stato USA. Ma la scorsa settimana è arrivata la decisione a sorpresa: niente processo per Gorshkov, non siamo sicuri che sia lui il macellaio di Szluk. E nel dubbio, si archivia. E’ la legge.

La sentenza ha scatenato immediate le reazioni di protesta a Mosca. “I nazisti di tutto il mondo adesso potranno uscire dai loro nascondigli e chiedere di diventare cittadini dell’Estonia, un membro dell’Unione Europea”, ha commentato sarcastico Michail Margelov, presidente della Commissione Esteri del Consiglio Federale (il Senato russo), dicendosi alquanto stupito di come Strasburgo e Bruxelles non prestino attenzione a quelle che lui chiama “pagliacciate estoni”, mentre il Ministero degli Esteri russo ha definito l’archiviazione “un insulto alle vittime del nazismo e una sfida alle decisioni del processo di Norimberga”.
Critiche anche dal Centro Simon Wiesenthal, che evidenzia “l’ormai classica incapacità del governo di Tallin di far sì che chi ha commesso crimini orrendi come l’Olocausto possa risponderne davanti alla giustizia”.

Il revisionismo storico in salsa nera rappresenta un punto d’attrito tra Mosca e Tallin: qui vengono considerati eroi nazionali tutti quelli che dopo l’attacco tedesco all’Urss nel 1941 non esitarono a schierarsi al fianco dei tedeschi . Dopo la guerra, la violentissima reazione staliniana contro i collaborazionisti non fece altro che acuire odii verso i russi, che non si sono mai più sopiti: oggi in Estonia la minoranza russofona è soggetta a un regime simil-segregazionista, con molti cittadini privi degli stessi diritti dei loro concittadini estoni. Questa situazione, che tutto l’aspetto imbarazzante di un caso di apartheid in piena Unione Europea, ha portato a luglio il Consiglio d’Europa ad emanare una raccomandazione verso il governo di Tallin, a cui veniva chiesto di porre fine alle discriminazioni contro i cittadini russofoni. Le stesse che nel marzo scorso avevano portato il ministro degli Esteri russo Lavrov a denunciare l’Estonia dinanzi all’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani.

Annunci