Mosca: “Gheddafi non doveva essere ucciso”

Putin e Gheddafi a Tripoli nel 2008

La Russia condanna il tragico epilogo della guerra di liberazione libica, in cui Muhammar Gheddafi ha trovato la morte dopo essere stato catturato dagli insorti del CNT. E’ stato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a chiarire la posizione di Mosca sulla vicenda, ospite ieri di una diretta radiofonica sulle principali emittenti russe (Voce della Russia, Radio Russia ed Eco di Mosca) in cui ha risposto alle domande postegli dagli ascoltatori.

Per il ministro Lavrov, la morte del dittatore libico lascia aperti alcuni importanti interrogativi. “Non è un caso che oggi l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani abbia dichiarato che tutte le circostanze della morte di Gheddafi debbano essere chiarite, e io concordo pienamente che venga condotta tale indagine”. Lavrov ha sottolineato che le regole del diritto internazionale, inclusi l’assistenza e il divieto di uccidere i prigionieri di guerra, dovevano essere applicate anche all’uomo che ha sottomesso la Libia per 42 anni: “Ma dai filmati abbiamo visto chiaramente che Gheddafi è stato catturato quando era ferito, e che è stato ucciso da prigioniero”.

Di qui una stoccata alla Nato: “L’attacco aereo sul convoglio con cui Gheddafi stava tentando di lasciare Sirte non era conforme a quanto previsto dalla Risoluzione 1973 dell’Onu, che ha istituito una no-fly zone sulla Libia”.
Secondo il ministro degli Esteri, “in questo caso specifico non c’era in ballo la tutela della vita dei civili, perché il convoglio del dittatore non aveva attaccato nessuno”.

Ora la Russia si aspetta che le nuove autorità libiche costruiscano relazioni commerciali nel solco degli accordi che Mosca aveva raggiunto con il vecchio regime. “Vogliamo costruire relazioni basate sul rispetto dei trattati e degli accordi già stipulati tra i nostri paesi”, ha detto Lavrov. “I rappresentanti del Consiglio Nazionale di Transizione ci hanno chiaramente confermato che seguiranno questa logica”.