Medvedev silura il ministro delle Finanze Kudrin

Aleksej Kudrin

A nemmeno ventiquattro ore dalle dure dichiarazioni contro Medvedev (“Non entrerò in un suo governo, abbiamo troppe divergenze”), il ministro delle Finanze russo Aleksej Kudrin ha rassegnato le dimissioni. E’ stato lo stesso presidente Medvedev, infuriato per quelle affermazioni, a chiedere a Kudrin di lasciare l’incarico oggi stesso. Prima di dimettersi, Kudrin aveva anche messo in discussione la leadership di Medvedev, rispondendo al presidente che si sarebbe consultato con Putin per decidere cosa fare. “Lei può consultarsi con chi le pare, anche con il premier – è stata la risposta di Medvedev, quasi a voler segnare il territorio – ma il presidente sono io e queste decisioni spettano a me, e così sarà fino al 7 maggio (data di fine del suo mandato, ndr)”.

Lo scontro tra Medvedev e Kudrin era salito ormai di livello dinanzi alle divergenze tra i due su questioni di politica economica, in particolare sull’aumento delle spese per la difesa. Ma non è escluso che Kudrin, considerato da molti addetti ai lavori il prossimo Primo Ministro russo, non abbia gradito l’investitura di Medvedev a premier ed abbia reagito con chiaro scopo di screditare e danneggiare il presidente, forte della consapevolezza di essere una garanzia per la stabilità finanziaria del Paese, indispensabile per stimolare investimenti esteri in Russia.

E’ indiscutibile infatti il ruolo avuto da Kudrin dal 2000 ad oggi nel risanamento e nel rilancio dell’economia russa, un lungo percorso iniziato sotto la presidenza di Putin, a cui l’ex ministro si sente più vicino ma da cui ha sempre ostentato indipendenza: ora il vuoto creato dalle sue dimissioni provocherà inevitabilmente incertezza in Russia e nei paesi che guardano alla Russia come un partner economico di primo livello. L’incognita, in una fase in cui tutto il mondo, Russia inclusa, è alla ricerca di soluzioni per uscire dalla crisi economica globale, è che Mosca si ritrovi con un nuovo ministro dell’economia poco indipendente, più spregiudicato in materia fiscale e meno attento ai conti pubblici.

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