Gasdotto South Stream, l’Ucraina sfida Mosca

Il leader ucraino Viktor Janukovic scende in campo contro South Stream, il gigantesco gasdotto che la russa Gazprom costruirà sotto il Mar Nero, per trasportare il gas russo in Europa bypassando l’Ucraina: durante un suo intervento tenuto oggi a Yalta, il presidente ha proposto un nuovo gasdotto che attraversi l’Ucraina, la cui costruzione verrebbe a costare cinque volte meno del South Stream. Una dichiarazione-shock, soprattutto perchè Janukovic viene considerato un amico di Mosca, tanto da essere accusato in patria di non aver contrastato la costruzione dei gasdotti russi North Stream (che entrerà in funzione il prossimo mese) e South Stream, che di fatto priveranno Kiev delle royalties russe per l’utilizzo delle sue condotte. L’accusa più grave che gli viene rivolta dai suoi avversari (Julija Timoshenko in testa) è quella di aver barattato con Putin uno sconto sulle forniture di gas in con la concessione al Cremlino della base navale di Sebastopoli sul Mar Nero, dove di fatto la flotta russa verrà posta a guardia delle preziose condotte del South Stream.

Ma questa dichiarazione, e soprattutto il contesto nel quale è stata rilasciata, potrebbe far pensare che il presidente ucraino abbia in mente per il suo paese un ruolo non certo simile a quello di un paese-satellite di Mosca. Janukovic ha parlato infatti dinanzi alla platea dello Yalta European Strategy, un network che opera da alcuni anni per l’integrazione di Kiev nell’Ue: ed è ben noto come Bruxelles tema molto South Stream, concorrente di Nabucco, il gasdotto europeo che invece traspoterà il gas mediorientale nel Vecchio Continente. Frasi di circostanza, quelle pronunciate da Janukovic? Oppure un ammiccamento in chiave anti-russa a quella stessa Ue, che nelle elezioni presidenziali 2005 e 2010 sostenne il suo avversario filo-occidentale Juschenko?

La sicurezza delle forniture energetiche all’Europa sono però anche un target di Mosca, che con South Stream intende eliminare per sempre i rischi di blocco del flusso per colpa dei “furti di gas” messi in atto negli ultimi anni da Kiev e da Minsk: ed infatti Gazprom, che non intende più rimetterci economicamente a causa della mancata consegna in Europa della propria merce, dopo poche ore ha risposto Niet alla proposta ucraina. La proposta di Janukovic è stata seccamente bocciata da Valerij Golubev, numero due del gigante energeticorusso, che a margine di un forum economico in corso a Sochi ha definito il progetto ucraino”antieconomico e privo di logica”.

Il prezzo di vendita del gas all’Ucraina (354 dollari per 1000 metri cubi) resta comunque ancora oggetto di dibattito tra i due vicini: troppo alto per gli ucraini, giusto per i russi. Tuttavia Mosca negli ultimi mesi ha fatto delle aperture, dicendosi disposta ad un ulteriore sconto in cambio di un’adesione dell’Ucraina all’Unione Doganale tra Russia, Kazakhstan e Bielorussia.  Proposta che Kiev ha respinto seccamente, come anche ha respinto il rilancio russo di acquistare la reteenergetica ucraina in cambio di un ulteriore ribasso. Ipotesi che, se si verificasse, paradossalmente potrebbe anche rendere inutile la realizzazione del progetto South Stream.

Il valore aggiunto del nuovo gasdotto sta soprattutto nell’indipendenza commerciale che ne deriverà per Mosca. Ma se la Russia riuscisse ad avere il controllo sia della rete ucraina che di quella bielorussa (eventualità questa tutt’altro che remota, visto che la sopravvivenza di una Bielorussia stritolata dalla crisi finanziaria è ormai legata ai rubli moscoviti), avrebbe ancora bisogno di South Stream?

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