Amnistia per i detenuti politici in Bielorussia

Aleksandr Lukashenko

Aleksandr Lukashenko

Tutti i prigionieri politici arrestati in Bielorussia dopo gli scontri di piazza dello scorso dicembre saranno liberati entro ottobre: lo riferisce l’agenzia Reuters, citando fonti diplomatiche bulgare. Secondo infatti il ministro degli Esteri di Sofia Nikolaj Mlandenov, che ha incontrato il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko la scorsa settimana, Minsk si appresta a scarcerare gli oppositori arrestati dopo la sommossa del 19 dicembre scorso, quando il paese fu teatro di numerose manifestazioni spontanee per denunciare presunti brogli compiuti dagli uomini di Lukashenko in occasione delle elezioni presidenziali.

Mladenov riferisce inolte di una significativa apertura da parte di Lukashenko nei confronti dei suoi avversari politici: stando a quanto riferito da Sofia, il presidente bielorusso sarebbe pronto ad istutuire un tavolo di discussione sul futuro della Bielorussia, a cui vorrebbe invitare anche gli esponenti delle forze d’opposizione, molti dei quali prossimi alla scarcerazione.
Il ministro Mladenov avrebbe informato di ciò il capo della diplomazia comunitaria Catherine Ashton, chiedendo a Bruxelles l’invio a Minsk di un team di saggi per monitorare e facilitare la discussione tra le parti: “Credo che queste iniziative, se attuate nell’arco dei prossimi giorni, potrebbero costituire un’apertura attraverso la quale l’Ue può impegnarsi a favore della democratizzazione in Bielorussia”, è stato il commento di Mladenov nella lettera inviata alla baronessa Ashton.

Da Minsk non sono ancora giunte nè conferme nè smentite alla notizia, ma sembra ormai chiaro che la Bielorussia, messa ormai in ginocchio da una gravissima crisi economica, abbia optato per un ammorbidimento della propria politica interna, e conseguentemente di quella estera. Lukashenko, che evidentemente percepisce preoccupanti scricchiolii sotto i propri piedi, starebbe cercando di ricomporre le fratture che dilaniano il paese e di coinvolgere l’opposizione nelle politiche anticrisi. Ma soprattutto, il presidente bielorusso starebbe cercando il dialogo con l’Ue (altri canali di mediazione sarebbero stati aperti nelle scorse settimane con l’Italia e con la Lituania), forse per non legarsi mani e piedi con Mosca, i cui sostegni finanziari potrebbero costare alla Bielorussia un prezzo molto elevato in termini di indipendenza politica.

Per questo Lukashenko potrebbe aver messo sul piatto della trattativa con l’Ue ciò che Bruxelles pone come condizione imprescindibile per la ripresa del dialogo: rispetto per i diritti umani, ergo liberazione dei detenuti politici. Ne è passata d’acqua sotto i ponti da quando il piccolo padre di Minsk provocava l’Europa chiedendo di accogliere i prigionieri politici bielorussi, o minacciava l’isolamento internazionale in caso di un precipitare della crisi finanziaria. Sembrano tempi così lontani, eppure, non sono passati che pochi mesi.