Kosovo: tensione alle stelle, scontri al confine nord

Il presidente serbo Tadic

E’ di nuovo altissima la tensione tra serbi e kosovari: in serata un centinaio di giovani serbi hanno assaltato una stazione della polizia kosovara a Jarinie, al confine con la Serbia. Gli scontri sono stati così violenti che i militari della K-For dislocati in zona hanno dovuto evacuare le loro postazioni, mentre rinforzi Nato sono partiti dalla vicina cittadina di Leposavic alla volta di Jarinie per riportare la calma. Assalita una troupe dell’agenzia Tanjug che stava riprendendo gli scontri. Dura la condanna del presidente della Serbia Boris Tadic, che ha puntato l’indice verso “i teppisti e gli estremisti che stanno lavorando contro gli interessi del popolo serbo”: Tadic ritiene che dietro questo assalto ci siano i gruppi legati all’estrema destra nazionalista, resisi protagonisti in autunno di gravi episodi di violenza, come la devastazione della sede del Partito Democratico Serbo (di cui il presidente serbo è il leader) e gli incidenti a Genova prima della partita di calcio Italia-Serbia.

Rischia di precipitare la situazione nella regione, già tesa da lunedì scorso, quando a Leposavic un gruppo di cittadini di etnia serba ha bloccato le strade per manifestare contro il blocco delle importazioni dalla Serbia deciso dal governo kosovaro. Oltre a questa decisione, a provocare la protesta è stato in particolare l’invio delle forze speciali della polizia kosovara a presidiare i varchi di confine, un atto che la minoranza serba vede come un esplicito tentativo di militarizzazione dell’area.
L’azione, iniziata pacificamente, è poi sfociata ieri in incidenti tra i manifestanti e la polizia kosovara intervenuta per liberare le strade  dall’occupazione, con diversi feriti negli scontri da ambo le parti, tanto che le forze d’interposizione della Nato e della K-For sono state dislocate in zona per evitare il verificarsi di nuovi scontri.

Un appello alla moderazione è arrivato dall’Ue, che ha invitato le parti a risolvere la questione in maniera pacifica e senza il ricorso alle armi. Bruxelles ha diffidato le parti in causa a compiere “iniziative unilaterali che non aiutano il mantenimento della pace”: dietro un linguaggio diplomatico, l’Unione Europea, che pure ricordiamo tra i maggiori sostenitori dell’indipendentismo kosovaro, non nasconde la sua irritazione verso Pristina per questa improvvisa iniziativa palesemente antiserba.

Oggi Tadic aveva voluto rassicurare la comunità internazionale sul fatto che Belgrado, pur sostenendo le istanze dei serbi del Kosovo, “non cerca la guerra”. Tadic aveva chiesto a tutti di non cadere in provocazioni, e ha chiarito che la Serbia e il Kosovo “devono continuare a marciare sulla via del dialogo per riportare la pace nella regione”. Verso le 13, grazie alla mediazione della Nato, la polizia kosovara aveva lasciato le postazioni occupate, a seguito di un accordo raggiunto dai due governi.

Il Kosovo si è reso indipendente da Belgrado il 17 febbraio 2008, ottenendo subito il riconoscimento degli Usa e di molti paesi dell’Unione Europea (tra cui l’Italia). Ad oggi, il governo di Pristina ha stretto rapporti diplomatici con 69 paesi.

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