Romania in allarme: rubato materiale missilistico

Da ieri pomeriggio è scattato l’allarme in tutto il territorio della Romania per un misterioso ed inquietante furto di materiale bellico: quattro container contenenti componentistica per la costruzione di 64 missili sono stati trovati vuoti dagli addetti della stazione ferroviaria di Giurgiu, durante una sosta effettuata dal treno che li stava trasportando in Bulgaria. Il convoglio era partito dalla città di Brazov (Romania centrale) e prima di fermarsi nella cittadina di confine aveva effettuato altre due soste tecniche: gli inquirenti ipotizzano che i ladri siano entrati in azione allora, contando anche sulla probabile complicità di qualcuno all’interno della scorta (dieci guardie armate, secondo la Radio nazionale bulgara) predisposta a tutela del carico.

Stamattina il ministro dell’Interno romeno Marius Militaru ha voluto rassicurare la nazione e le varie cancellerie spiegando che i componenti rubati diverrebbero pericolosi solo se assemblati, e Bucarest, forse più per opportunismo che per mera certezza, esclude categoricamente che chi ha commesso il furto possieda competenze e tecnologie tali da poter rimontare i missili e usarli.

Una versione che però non convince la Russia, dal momento che l’emittente radiofonica governativa internazionale Golos Rossij (l’ex Radio Mosca) ritiene possibile l’impiego dei componenti per la costruzione di bombe. Un timore non infondato: a dicembre, in Polonia, erano stati rubati alcuni container contenenti Cobalto-60, materiale radioattivo utile alla costruzione di un’atomica in grado di distruggere il centro di una grande città, e il fatto che ieri siano spariti anche dei componenti per un razzo vettore non lascia certo dormire sonni tranquilli alle  intelligence di mezza Europa.

Nelle prime ore del pomeriggio di oggi, una nota proveniente da Sofia ha contributo a rafforzare il mistero intorno alla vicenda. Il Ministero della Difesa bulgaro ha infatti specificato di aver ricevuto notizie da Bucarest  – tramite canali diplomatici (quindi riservati) – secondo cui il materiale rubato è costituito da detonatori per missili, non diretti però all’esercito bulgaro bensì ad un’azienda privata, nota al governo di Bucarest, di cui non è stato fatto il nome.

Resta da chiedersi che genere di società privata possa permettersi l’acquisto di materiale per costruire armi missilistiche, e soprattutto a quale impiego esso possa essere destinato: potrebbe trattarsi certo di qualche fornitore dell’esercito bulgaro, ma se così fosse nel suo comunicato Sofia non avrebbe puntualizzato che le armi non erano dirette alle proprie forze armate. Potrebbero invece essere  dirette ad acquirenti esteri, ma in tal caso il governo bulgaro avrebbe potuto comunicarlo o rassicurare almeno gli alleati della Nato. Invece finora niente. La Bulgaria davvero non sa o vuole nascondere qualcosa? E’ tutto questo riserbo a lasciare fortemente perplessi.

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