Lukashenko provoca l’Ue: “Accolga i prigionieri politici”

Aleksandr Lukashenko

“Se l’Unione Europea si dichiara pronta ad accoglierli, sono pronto a mandargli domani stesso tutti i detenuti bielorussi, che secondo Bruxelles sarebbero stati incarcerati per motivi politici”. Parole di Aleksandr Lukashenko, al termine di una giornata convulsa apertasi con manifestazioni di piazza contro il regime, proseguita con violenti incidenti a Minsk tra poliziotti e attivisti, e terminata con l’arresto di oltre 400 persone.

Sono proprio questi ultimi, per i quali l’Occidente ha espresso preoccupazione, che il presidente bielorusso si è detto pronto a spedire in Europa: “Se li vogliono, che se li prendano. Glieli metto su un aereo e glieli mando subito”, sono state le parole sprezzanti del leader bielorusso, pronunciate durante un incontro con i giornalisti nella città di Shklov, ad est di Minsk.

Lukashenko ha anche respinto la proposta polacca di liberare senza condizioni gli attivisti arrestati, in cambio di un sostegno tecnico dell’Ue per uscire dalla grave crisi economica in cui il paese si dibatte da oltre un mese: “Non starò a mercanteggiare con nessuno, e non ho intenzione di trattare con l’Ue e perdere tempo in colloqui e negoziati”.

Sebbene il leader bielorusso ostenti spavalderia (il mese scorso ha minacciato l’isolamento internazionale della Bielorussia se la crisi dovesse precipitare), è fin troppo evidente che la crisi finanziaria di fine maggio ha indebolito, e di tanto, il regime di Minsk. Le organizzazioni internazionali che hanno promesso aiuti alla Bielorussia hanno imposto nelle scorse settimane l’attuazione di riforme economiche e soprattutto politiche. In particolare il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto al governo una maggior trasparenza nell’informazione, per rendere la popolazione partecipe della grave situazione in cui versa il paese e dei sacrifici necessari per uscirne. Gli scontri di stamane mostrano però che questi appelli sono per ora rimasti inascoltati.

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