Non si attenuano le rivendicazioni di Mosca sull’Artico

Il Canada e la Russia continuano a rimanere su posizioni contrapposte a proposito della Dorsale Lomonosov, il gigantesco crinale sottomarino che corre sotto l’Artico, verso cui i due paesi sollevano rivendicazioni territoriali, poichè entrambi  la ritengono un’estensione della propria piattaforma continentale. Un contenzioso non da poco, se consideriamo che le regioni artiche sono un vero e proprio tesoro, vista la straordinaria quantità di minerali e idrocarburi che si trovano nel sottosuolo: un giacimento di ricchezza naturale in grado di sconvolgere gli equilibri economici e geopolitici mondiali se solo finisse sotto l’amministrazione di uno stato nazionale.

La Convenzione del Mare del 1982, che considera il Polo Nord come un’area su cui nessun paese può vantare pretese territoriali, prevede d’altro canto la possibilità che la sovranità e i diritti di sfruttamento siano estesi fin dove si dimostra che il fondale marino rappresenta un’estensione geologica ininterrotta rispetto alla costa: l’obiettivo dei russi e dei canadesi è proprio quello di fornire la prova della continuità con la propria piattaforma continentale, così da poter avere pieno diritto di sfruttamento sull’Artico. Su di un dato però Ottawa e Mosca sono d’accordo: quella prova può venire esclusivamente dalla scienza.

Per questo motivo, domani il rompighiaccio nucleare Rossija e la nave-laboratorio Akademik Fjordorov salperanno dal porto di Murmansk per una missione di due mesi (la seconda, dopo quella del 2010), con l’obiettivo di determinare i confini della piattaforma continentale siberiana nell’Artico. Nelle intenzioni di Mosca, le analisi sui sedimenti lungo la Dorsale Lomonosov dovrebbero consentire alla Russia di entrare in possesso di nuove prove a sostegno delle sue rivendicazioni territoriali.

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