La Russia: sempre più ricca, sempre più diseguale

Il numero dei milionari in Russia è destinato ad aumentare entro la fine del decennio: è quanto rivela uno studio pubblicato dalla Deloitte, una delle più grandi società di consulenza finanziaria al mondo. Secondo la ricerca oltre 1,2 milioni di russi diventeranno milionari entro il 2020: con 375.000 milionari che ad oggi vivono nel paese, la Russia occupa attualmente il 16° posto nella classifica stilata annualmente da Deloitte sulle 25 economie mondiali più forti, ma salirà al 13° entro l’inizio del prossimo decennio. La ricerca suddivide i milionari in tre gruppi: quelli che dispongono di un patrimonio del valore non superiore a 5 milioni di dollari, quelli che raggiungono i 30 milioni di dollari e quelli che hanno dalla loro una ricchezza superiore a 30 milioni di dollari. Molti russi fanno già parte di quest’ultimo gruppo: la Russia occupa il settimo posto nella lista dei paesi con il maggior numero dei “milionari più ricchi”, dopo Stati Uniti, Cina, Germania, Regno Unito, India e Francia. A dispetto delle difficoltà generate della crisi economica, la Russia guadagna posizioni per ciò che riguarda il numero di cittadini con un patrimonio superiore al miliardo di dollari: è il terzo paese al mondo dopo Stati Uniti e Cina, mentre Mosca è diventata la capitale mondiale dei “paperoni”, avendo tra i suoi abitanti 79 miliardari contro i 58 residenti a New York.

Lo studio della Deloitte prevede che i milionari futuri potrebbero guadagnare i loro capitali in settori tradizionalmente molto redditizi come petrolio e gas, metallurgia ed attività estrattive, industria elettrica, trasporti, commercio al dettaglio e telecomunicazioni. Oltre a questi settori tradizionali, anche l’hi-tech e Internet hanno un grande potenziale di sviluppo in Russia, e pertanto chi opera in questa sfera potrebbe anche essere incluso nella lista dei milionari del prossimo decennio. Ci sono poi quelli che non traggono profitto da attività d’industria, bensì dal possesso di immobili di prestigio, in genere a Mosca e a San Pietroburgo, anche se gli esperti del mercato immobiliare tendono a sottolineare che solo una minima parte del patrimonio edilizio delle due città ha un valore superiore al milione di dollari.

E’ però il caso di dire che non è tutt’oro quel che luccica. Se a vent’anni dalla fine del comunismo il numero degli appartenenti al ceto medio è andato sempre più ad aumentare e parte di essi ormai vivono in un alto e consolidato livello di benessere, c’è un 60 per cento di popolazione russa che vive a livelli di reddito reale dei tempi sovietici, ed è paradossalmente diventata anche più povera di quando sulle guglie del Cremlino sventolava la bandiera con falce e martello. E’ questo il dato emerso da uno studio della Scuola Superiore di Economia di Mosca, che ha scoperto che la disparità di reddito tra la fine degli Anni 80 e la fine degli Anni 2000 in Russia è cresciuta otto volte più velocemente che in Ungheria, e cinque volte più che in Repubblica Ceca.
Allo stato attuale il grado di disparità del reddito e di ricchezza in Russia è il doppio di quello della Svezia (uno dei paesi al mondo con il minor divario sociale), ed è equivalente a quello di paesi in via di sviluppo come Iran, Turkmenistan, Laos, Mali e Nigeria.

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