Crisi in Bielorussia, il Fmi chiede più “glasnost”

Prima conferenza stampa oggi a Minsk di Christopher Jarvis, capo della delegazione del Fondo Monetario Internazionale che da quasi due settimane sta valutando modi e tempi per arginare la difficile crisi economica che attanaglia la Bielorussia. Il gruppo di esperti guidato da Jarvis è chiamato in particolare a stabilire le modalità di erogazione di un maxiprestito da 8 miliardi di dollari e a stabilire un piano di riforme volte a liberalizzare un’economia dove lo Stato è ancora il principale attore.

Proprio su questo tema, Jarvis ha chiesto a Minsk più glasnost, ossia maggiore trasparenza verso la popolazione: il governo deve spiegare chiaramente che il paese sta vivendo una gravissima crisi, dalla quale può venire fuori a patto che vengano attuate delle riforme che richiederanno sacrifici e che perciò devono essere illustrate ai cittadini assieme alle misure di contrasto alla crisi che verranno adottate. A cominciare dal congelamento dei salari, che insieme all’introduzione di un regime di tassi di cambio fluttuanti in base al rapporto domanda/offerta, dovrebbe permettere una riduzione del deficit di bilancio, generato da una crescita eccessiva del debito e delle retribuzioni che il paese non può più reggere.

Rifacendosi all’esigenza di una maggiore glasnost nella vita politica, Jarvis ha voluto illustrare l’attuale situazione economica riscontrata nel paese, dov’è ormai impossibile trovare valuta estera negli sportelli di cambio, ma anche dove cominciano a scarseggiarei generi alimentari d’importazione.
Minsk sembra essere tornata indietro di vent’anni, ai tempi della fine dell’Urss e delle interminabili file fuori a negozi desolatamente vuoti e con i prezzi alle stelle: i pomodori di pessima qualità hanno raggiunto il prezzo di un dollaro al chilo, quelli di un livello leggermente migliore costano già il doppio, mentre prodotti ortofrutticoli come kiwi, ananas, mandarini, uva e avocados, di cui una volta i negozi erano pieni, sono pressochè scomparsi dagli scaffali oppure hanno prezzi impossibili persino per i redditi medi. Stessa situazione, se non peggiore, per ciò che riguarda i prodotti ittici: oggi se ne trovano due o tre tipologie al massimo, contro le trenta di pochi mesi fa. Le apparecchiature tecniche estere sono ora introvabili, come anche la componentistica proveniente da oltreconfine, tanto che ora le lavatrici e i frigoriferi made in Belarus hanno raggiunto costi elevatissimi.

Riforme in cambio di aiuti: questo il messaggio del Fondo Monetario Internazionale rivolto al premier Mjasnikovic, seduto accanto a Jarvis alla conferenza stampa. Interpellato a proposito della concessione del prestito da parte del Fmi, il Primo Ministro ha evitato di esporsi sul tema delle riforme, limitandosi a mostrare ottimismo sul possibile arrivo dei dollari necessari alla sopravvivenza della Bielorussia: “Siamo parte del Fmi, e come tali abbiamo il diritto a specifici sussidi in tempi di crisi”, ha glissato Mjasnikovic.

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