La Russia taglia la corrente alla Bielorussia morosa

La Bielorussia in crisi economica non riesce più a pagare la bolletta elettrica alla Russia e Mosca le stacca la corrente. Si potrebbe sintetizzare così quanto accaduto ieri: la compagnia elettrica nazionale russa Inter RAO UES ha quasi dimezzato la fornitura di elettricità a Minsk in risposta al mancato pagamento di un miliardo e mezzo di rubli di debito, che la sua omologa bielorussa Belenergo avrebbe dovuto versare entro l’8 giugno. Secondo quanto riporta il quotidiano russo Kommersant, la Inter RAO UES potrebbe fermare del tutto la fornitura di elettricità se Belenergo non salderà il debito entro dieci giorni.

Nelle scorse settimane le delegazioni dei due governi si erano confrontate su come risolvere il contenzioso, trovando un accordo, poi non rispettato dai bielorussi, per un saldo che Minsk avrebbe dovuto effettuare ieri.
Da marzo la Bielorussia non paga più alla Russia le forniture di elettricità, con il risultato che i debiti si sono accumulati per mesi parallelamente all’avanzare della crisi economica, sfociata a fine maggio in una pesante svalutazione che di fatto ha reso impossibile alle imprese bielorusse di saldare i conti delle forniture acquistate all’estero.

Il presidente Lukashenko ha commentato in modo sprezzante l’iniziativa russa, affermando che le forniture di Mosca costituiscono appena il 10% del consumo energetico del paese. Paradossalmente è sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dell’Energia di Mosca Shmatko, che ha gettato acqua sul fuoco riconducendo quanto accaduto ad una semplice “operazione commerciale”, che non andrà a danneggiare più di tanto i consumatori bielorussi. “Le forniture elettriche di Mosca non sono strategiche per Minsk” confida il politico russo, che auspica comunque una rapida soluzione del contenzioso in nome della partnership di lunga data tra Russia e Bielorussia.

Quest’oggi tuttavia, dopo un vertice tra le rispettive delegazioni tenuto in mattinata, i due paesi hanno trovato un accordo per la ripresa della fornitura di elettricità a partire dalla mezzanotte di lunedì 13 giugno: in cambio la Bielorussia si è impegnata a pagare il dovuto alla Russia entro il prossimo 5 luglio.

Ma è difficile pensare che dietro i sigilli che Mosca ha apposto ai contatori del suo vicino non ci sia l’interesse ad accaparrarsi aziende strategiche bielorusse di proprietà statale, che Minsk ora dovrà (s)vendere per venire fuori dal pantano finanziario in cui si trova.
Ed ecco che, dopo l’assalto alla compagnia energetica Beltransgaz, anche il colosso statale del potassio Belaruskali finisce nel carniere russo: per il quotidiano Vedomosti, Lukashenko ne sta trattando la vendita per 15 miliardi di dollari all’oligarca Suleiman Kerimov, finanziere molto vicino al Cremlino, che porterebbe così la sua Uralkali a divenire il più grande colosso mondiale per la produzione di potassio.
Il presidente bielorusso ha però oggi smentito l’esistenza di trattative avanzate per la privatizzazione della compagnia, che però potrebbe avvenire nel prossimo futuro: in questo caso, ha annunciato Lukashenko, Belaruskali potrà essere venduta per non meno di 30 miliardi di dollari.

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