Crisi Bielorussia, in gioco gli asset energetici

La Bielorussia in crisi economica ha bisogno disperato di liquidità e per questo vende uno dei suoi “gioielli di famiglia”. A pochi giorni dalla dichiarazione del governo russo che annunciava un maxiprestito a Minsk da 3 miliardi di dollari da parte dell’EurAsEc (la comunità economica composta da stati ex sovietici, in cui la Russia gioca un ruolo molto influente), il vicepremier bielorusso Semashko ha comunicato alla stampa che il governo venderà alla Gazprom la seconda metà delle azioni dell’azienda nazionale energetica Beltransgaz, sancendone di fatto il passaggio in mani russe.

In cambio, Minsk ha posto a Mosca una condizione imprescindibile: i cittadini bielorussi dovranno pagare una tariffa energetica pari a quella che Gazprom applica ai cittadini russi. Nonostante una bozza di accordo tra i due paesi sia quasi pronta, la Bielorussia ritiene che ci sia ancora spazio di manovra per inserire questa clausola, che addolcirebbe non poco la pillola per la perdita di Beltransgaz ma soprattutto gioverebbe molto alla popolazione, visti i tempi di magra che si prospettano.

È chiaro tuttavia come dietro questa richiesta si celi una parvenza di orgoglio nazionalista: Aleksandr Lukashenko vuole mostrare al suo popolo che non sta “svendendo i pezzi pregiati” dell’economia bielorussa. In realtà, è fin troppo chiaro che i miliardi concessi dell’EurAsEc (i primi 800 milioni saranno disponibili già la prossima settimana) sono stati stanziati dietro una poderosa pressione da parte di Mosca: non a caso, è stato il portavoce di Putin, e non dell’EurAsEc, ad annunciare  lo scorso 4 giugno il via libera agli aiuti economici.

Mosca ha chiaramente ottenuto l’assenso di Lukashenko alla vendita della Beltransgaz facendo leva sul disperato ed urgentissimo bisogno di liquidità della Bielorussia. E dire che all’indomani dello scoppio della crisi finanziaria susseguente alla svalutazione del rublo locale, il presidente bielorusso aveva nettamente smentito le voci di una svendita all’estero degli asset strategici del suo paese. E’ stata questa una delle sue rare uscite in questi giorni travagliati per il suo paese. Batka (“piccolo padre”), come si fa chiamare, si è mantenuto defilato in questa vicenda, il suo nome nei comunicati ufficiali è stato usato con il contagocce, le trattative con le organizzazioni finanziarie internazionali (Fondo Monetario Internazionale e BERS) le sta conducendo il governo del premier Mjasnikovic.

Lukashenko non vuole apparire tra quelli che svolgono il “lavoro sporco”, così potrà sempre dire ai suoi sudditi che Beltransgaz è stata venduta contro la sua volontà: tanto, davanti a “lacrime e sangue” che la crisi porterà, se una testa dovrà cadere di certo sarà quella del Primo Ministro. C’è da scommetterci.

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