Georgia, opposizione in piazza contro Saakhasvili

Il presidente georgiano Saakhasvili

Il presidente georgiano Saakhasvili

Quello che si è appena concluso in Georgia è stato un weekend all’insegna delle proteste e degli scontri per le strade: la capitale georgiana Tbilisi è stata teatro fin da sabato di manifestazioni contro il governo del presidente Mikheil Saakhasvili, impegnato in una visita di quattro giorni in Ungheria, mentre nella città costiera di Batumi la folla ha cercato di prendere il palazzo della televisione nazionale. I manifestanti accusano l’ex leader della Rivoluzione delle Rose di aver fallito le riforme democratiche promesse e di aver lasciato il paese in balia della corruzione: “Questo è l’inizio della fine per Saakhasvili”, hanno urlato durante la marcia di protesta, mentre la leader dell’opposizione ed ex speaker del Parlamento Nino Burdzhanadze ha presentato le dimostrazioni di piazza come una battaglia per la democrazia, per la giustizia, per elezioni libere e regolamentari. La Burdzhanadze ha inoltre invitato il presidente a dimettersi non appena rientrato in patria dall’Ungheria.

Esponenti dell’opposizione hanno denunciato l’attuazione di una violenta repressione da parte della polizia: secondo il Ministero degli Esteri russo la polizia avrebbe violentemente represso le manifestazioni usando lacrimogeni, manganelli e proiettili di gomma, provocando decine di feriti tra gli attivisti.
Tbilisi risponde invece di aver solamente impedito atti di teppismo da parte di alcuni facinorosi e che le manifestazioni potranno continuare fin quando resteranno pacifiche.

Mosca non crede a quanto comunicato dal governo georgiano e picchia giù duro, proprio su un tema, quello dei diritti umani, dove pure è stata spesso oggetto di critiche da parte della comunità internazionale.
“Queste azioni del regime di Saakhasvili costituiscono un abuso compiuto contro il diritto di libertà di assemblea e di espressione, sancito dalla Convenzione Europea per i Diritti Umani a cui, tra l’altro, la Georgia ha aderito”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri russo, “e se continueranno porteranno inevitabilmente alla destabilizzazione del paese”.

Non è casuale l’attacco russo a Saakhasvili, con cui i rapporti  sono tesi fin dalla guerra del 2008, scaturita dall’attacco georgiano alle repubbliche indipendentiste filorusse di Abkhazia e Ossezia del Sud. Mosca guarda con interesse all’opposizione al presidente georgiano guidata dalla Burdzhanadze: la sconfitta nella guerra del 2008 e la quasi contemporanea perdita del suo padrino politico George W. Bush (sconfitto da Obama alle presidenziali dello stesso anno) ha reso Saakhasvili più vulnerabile. Un’eventuale caduta del presidente georgiano (ipotesi al momento remota, ma non da escludere), aprirebbe probabilmente la strada ad un governo ad interim con a capo Nino Burdzhanadze, che è persona gradita alla Russia e che ricorda una situazione simile a quella verificatasi un anno fa in Kirghizistan: allora, alla caduta di Kurmanbek Bakiev, che pure giunse al potere grazie ad una rivoluzione floreale, le redini del paese furono prese da un governo provvisorio guidato dalla filorussa Roza Otunbajeva. Come dire: i fiori secchi spazzati via dalle donne.

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