Bielorussia, cinque anni al capo dell’opposizione

Andrej Sannikov, l’ex candidato dell’opposizione bielorussa alle ultime elezioni presidenziali, è stato condannato ieri sera a cinque anni di carcere. Sannikov è stato riconosciuto colpevole di aver fomentato gli scontri che si verificarono la sera del 19 dicembre scorso, quando in molte città della Bielorussia manifestanti anti-Lukashenko scesero in piazza per denunciare brogli nello scrutinio dei voti, confermati da diversi osservatori internazionali. Prima che la sentenza fosse emessa, l’esponente liberale bielorusso ha denunciato di essere stato sottoposto a torture da parte di uomini dei servizi segreti, che avrebbero riservato lo stesso trattamento anche ad altri prigionieri politici. “Lukashenko aveva promesso che me l’avrebbe fatta pagare”, ha dichiarato Sannikov, rivelando che “già prima delle elezioni  l’amministrazione presidenziale ci aveva accusati di preparare una sommossa, ma non hanno mai trovato le prove di ciò”.
“La sera del 19 dicembre la polizia aveva avuto precisi ordini di agire contro i manifestanti. Se volevano riportare la calma, perchè non hanno nemmeno cercato un dialogo con noi capi dell’opposizione?” si chiede Sannikov.

Una condanna al governo di Minsk è giunta dalla Gran Bretagna: il ministro per gli Affari Europei Lidington ha espresso oggi forte rincrescimento per la sentenza emessa contro l’esponente dell’opposizione bielorussa, e ha invitato Lukashenko a conformarsi alle norme del diritto internazionale che regolano la giustizia e i diritti umani.

Andrej Sannikov, esponente del movimento europeista d’opposizione Chartja ’97, aveva tra i suoi principali collaboratori Oleg Bjabenin, il giornalista-dissidente che fu misteriosamente trovato impiccato lo scorso settembre nella sua casa di Minsk e sulla cui morte non è mai stata fatta luce. Sannikov ha sempre parlato di un assassinio di Stato, mentre gli inquirenti hanno ricondotto il decesso ad un suicidio per depressione. Lukhashenko dal canto suo ha sempre respinto ogni accusa di coinvolgimento nella faccenda, riconoscendo che la morte di Bjabenin “è stata un crimine” e assicurando all’Osce la massima cooperazione nelle indagini.

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