E se domani il Cremlino avesse il suo Barack Obama?

L’uomo del momento in Russia sembra essere diventato Joaqim Vassilij Crima, un giovane consigliere municipale del Distretto di Sredneakhtubinsk (Regione di Volgograd, nella Russia meridionale) eletto nelle file di Russia Unita, che nei giorni scorsi ha preso carta e penna e ha scritto una lettera aperta al presidente del partito, nonchè Primo Ministro, Vladimir Putin, per annunciargli la sua decisione di lasciare il partito e passare allo schieramento di centro-sinistra Russia Giusta. Nella lettera, pubblicata sul sito ufficiale di Russia Giusta, Crima accusa il partito di maggioranza nel paese di non aver rispettato le promesse elettorali a proposito degli aumenti salariali per i dipendenti statali e del controllo sui prezzi dei generi di primo consumo. Il consigliere locale inoltre definisce Russia Unita “uno schieramento fatto di burocrati che agiscono solo per curare i propri interessi nella lotta per il potere”, situazione che “ha portato il partito ad allontanarsi dai bisogni della gente”. Pur dichiarandosi uno strenuo sostenitore dei programmi di modernizzazione portati avanti da Medvedev e Putin, Crima conclude la sua lettera manifestando il suo disagio per l’appartenenza ad uno schieramento in cui non si riconosce più e con cui non si sente più di fare politica.

Certo una critica molto dura verso l’èlite al potere in Russia, ma a far scalpore non sono state tanto le parole di quella lettera-aperta, quanto il suo autore. Joaqim Vassilij Ivanovic Crima è infatti un immigrato africano della Guinea Bissau, arrivato in Russia oltre vent’anni fa nell’ambito di uno dei tanti programmi di cooperazione culturale che l’Urss portava avanti nei paesi in via di sviluppo suoi alleati. Joaqim, che vive vendendo meloni da lui stesso coltivati, a Volgograd si è laureato in Pedagogia, e lì ha iniziato a fare politica con il  partito di Putin e Medvedev, fino a conquistare un seggio alle elezioni municipali del 2009: un evento abbastanza singolare, ma foriero di buon auspici per una Russia multietnica, dove la diffidenza verso i “non russi” è sempre alta e dove aumentano ogni giorno le aggressioni a sfondo razziale, il più delle volte tollerate dalle forze di polizia, ai danni di lavoratori immigrati dalle repubbliche caucasiche e centro-asiatiche.

Joaquim-Vassilij si considera ormai russo a tutti gli effetti, tanto che chiama “compatrioti” i suoi elettori e da membro di Russia Giusta promette di risolvere i loro problemi, a costo di “lavorare come un negro” (parole sue!) dalla mattina alla sera.

I media russi lo hanno già soprannominato “l’Obama russo“, anche se Joaquim Crima non punta, almeno per ora, allo scranno più alto del Cremlino. Il giovane consigliere è consapevole che i tempi non sono maturi, anche se qualcosa sta cambiando, visto che già oggi a guidare il potentissimo Ministero degli Interni russo è il tataro Rashid Nurgaliev.
Ma fin dall’epoca sovietica l’uomo che detiene il potere moscovita è di etnia slava:  l’unico non slavo fu Stalin (era georgiano, anche se aveva rinnegato del tutto le sue origini), ma da Lenin a Gorbaciov fu un alternarsi di russi e ucraini.

Del resto, se alla matura democrazia americana sono serviti 232 anni per vedere alla Casa Bianca un presidente coloured, quanti ne serviranno alla giovane e ancora incompleta democrazia russa per avere al Cremlino un presidente non di etnia slava?

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