Bin Laden, la caccia della CIA è partita dalla Polonia

La strada che ha portato le forze speciali statunitensi a scoprire il nascondiglio segreto di Osama Bin Laden è partita dalle prigioni segrete della CIA in Polonia. Lo sostiene l’Associated Press, secondo cui le informazioni sulla effettiva presenza dello sceicco del terrore in Pakistan sarebbero state ottenute da due prigionieri membri di al-Qaeda molto vicini al vertice dell’organizzazione terroristica. Ma una macchia oscura si sta allargando sul successo di questa operazione militare che ha decapitato il vertice dell’internazionale del terrore.

L’Associated Press rivela che la fine della primula del terrorismo mondiale ha avuto inizio cinque anni fa nella prigione segreta di Szymany, una cittadina nel nord-est della Polonia dove la CIA aveva rinchiuso fin dal 2002 numerosi sospetti terroristi islamici. Due di questi,  Khalid Sheikh Mohammed, una delle menti degli attentati dell’11 settembre, e Abu Faraj al-Libi, presunto autore di numerosi attentati in Pakistan, tra il 2003 e il 2006 sarebbero stati sottoposti ad una serie di interrogatori sotto tortura: in questo modo gli agenti dell’intelligence americana sarebbero riusciti a ottenere i nomi dei corrieri di fiducia di Osama Bin Laden, che il 2 maggio hanno portato gli Usa a scovare il suo nascondiglio segreto e a ucciderlo.

Una rivelazione che – se confermata – ripropone alla comunità internazionale lo stesso quesito che dall’11 settembre 2001 non trova risposta: si può ripristinare la legalità partendo da un comportamento illecito? Ovvero, la lotta al terrorismo può giustificare l’adozione di tecniche contrarie al diritto internazionale come la tortura?

La prigione segreta di Szymany sarebbe attiva fin dal 2002, ma la sua esistenza, sempre negata dai polacchi, è stata confermata alcuni mesi fa da funzionari della CIA rimasti anonimi. Forte l’imbarazzo di Varsavia nei confronti dell’Unione Europea, anche perchè un rapporto del 2007 del Consiglio d’Europa (che cita fonti Usa) ha rivelato che l’intero vertice dello Stato polacco, compreso l’allora Presidente della Repubblica Kwasniewski, sarebbe stato al corrente della prigione e avrebbe garantito alla CIA la massima disponibilità per qualsiasi richiesta.

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