Se la Russia del petrolio resta senza carburante

Sembra una notizia vecchia di vent’anni, ma la vicenda è di queste ore: la Russia si trova a fare i conti con una carenza di carburante. Un paradosso, visto che stiamo parlando di una potenza energetica tra i primi produttori mondiali di gas e greggio. Eppure, molte città e regioni del paese (San Pietroburgo, Voronezh, Sakhalin, giusto per citarne alcune) si trovano a corto di gasolio e carburante diesel, tanto che a Tomsk (Siberia) un quinto dei bus ieri è rimasto fermo per la mancanza di benzina. E per l’Unione Petrolifera Russa i disagi  rischiano di aumentare nei prossimi giorni.

Com’è stato possibile il verificarsi di una situazione che nel 2011 ricorda molto il duro biennio 1990-91, quando la crisi dell’economia sovietica portò molti generi di consumo, tra cui la benzina, a scarseggiare? Il motivo stavolta è legato agli sconvolgimenti politici degli ultimi mesi in Medioriente, che, abbiamo visto, hanno portato ad un’impennata dei prezzi del petrolio in tutto il mondo. Per contastare un impatto negativo sulla società e sulle imprese, il governo di Putin ha optato per una politica di controllo dentro i confini russi, che ha finito per calmierare in patria la crescita dei prezzi, ma ha reso così più conveniente per i produttori russi vendere il loro greggio all’estero. Secondo dati del Ministero dell’Energia, solo nei primi quattro mesi del 2011 le esportazioni di petrolio hanno infatti raggiunto i 3 milioni di tonnellate, esattamente la quantità esportata nell’arco dell’intero 2010.
E il risultato di questa politica si è visto in questi giorni: un deficit sul mercato interno.

La gravità della situazione ha spinto l’Antitrust russo ad aprire un’inchiesta contro l’azienda petrolifera di Stato Rosneft e contro la Gazprom Neft, sospettate di aver formato un cartello sui prezzi del carburante nella Regione di Altai (Siberia sud-occidentale), dove – scrive il Kommersant – gli automobilisti possono comprare solo 20 litri per macchina e dove i prezzi sono aumentati in questa settimana del 20%.

La situazione rischia di esplodere a breve nel comparto agriculturale, già piegato dall’emergenza incendi della scorsa estate, dove i rincari del carburante per le macchine agricole rischiano di condizionare il buon esito del raccolto e di riflettersi sui prezzi dei generi alimentari di primo consumo.

Oggi intanto il governo ha disposto il blocco delle esportazioni di greggio per tutto il mese di maggio: lo ha comunicato alla stampa il viceministro dell’Energia Kudrjashov, che ha annunciato il raggiungimento di un accordo con le compagnie petrolifere per la fornitura al solo mercato interno dell’intera produzione del prossimo mese. Una soluzione drastica che dovrebbe portare in molte zone alla fine dell’emergenza, ma che non è escluso possa provocare contraccolpi sui mercati finanziari.
Per dare ulteriore forza a questa misura, Putin sta inoltre valutando la possibilità di aumentare i dazi di esportazione sui prodotti petroliferi e sui derivati. A compensazione dell’aumento del peso fiscale, le imprese del settore dovrebbero però beneficiare di una riduzione delle tasse sulle attività estrattive, e di un abbassamento dei dazi di esercizio.