Giustizia “politica” in Russia, esplode il caso-Magnitskij

L’utilizzo della carcerazione per scopi politici è nuovamente al centro del dibattito in Russia: si torna a parlare del caso di Sergej Magnitskij, avvocato del fondo di investimenti Hermitage Capital Management Fund morto in prigione nel 2009, dove si trovava – in detenzione preventiva – per un’accusa di frode fiscale che i suoi difensori ritengono creata ad hoc dal Cremlino. Ieri infatti il quotidiano indipendente Vedomosti ha pubblicato i risultati di un’inchiesta condotta dal Consiglio presidenziale per i Diritti Umani, secondo cui il Ministero dell’Interno e il Fsb avrebbero fabbricato prove false per “incastrare” Magnitskij. L’uomo era il legale rappresentante di una struttura finanziaria che nel 2000 aveva denunciato una diffusa corruzione all’interno di Gazprom, entrando così in collisione con l’establishment russo.

A novembre del 2008, Magnitskij fu travolto dalle gravi accuse di truffa allo Stato mosse contro l’Hermitage Fund dai Servizi russi. Fu arrestato per aver favorito una frode al fisco russo da parte dei suoi assistiti. Il duro regime carcerario e la depressione sopraggiunta nei mesi in attesa dell’avvio del processo gli causarono un netto peggioramento delle condizioni di salute, ma le autorità gli negarono di lasciare la galera per curarsi. Morì nel novembre 2009, nella cella dove aveva trascorso quasi un anno di detenzione. Aveva 37 anni.

La tragica conclusione della vicenda, oltre a scatenare proteste internazionali da Ue, Usa e Canada, spinse il neopresidente Medvedev a nominare un gruppo di lavoro per indagare sul caso, e che oggi, stando a ciò che scrive Vedomosti, è giunto a conclusioni esplosive: Magnitskij sarebbe stato colpito per una vendetta contro il gruppo che rappresentava, e per aver rivelato casi di corruzione nell’ambiguo rapporto tra la Gazprom e gli uomini dei servizi segreti. Non solo. Dagli esiti dell’indagine emergerebbe la completa infondatezza delle accuse mosse al giovane avvocato: nessun caso di frode fiscale sarebbe stato riscontrato tra i suoi clienti.

Ma l’indagine della commissione presidenziale non è ancora finta. Lo rivela un membro del gruppo di lavoro, specificando che nelle prossime settimane verranno approfonditi ulteriormente alcuni aspetti, ad oggi ancora avvolti nel mistero, relativi alle accuse di corruzione al centro della questione. Di questo passo, il caso-Magnitskij rischia di finire al centro della campagna elettorale per le elezioni parlamentari di fine anno e per le presidenziali del 2012.

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