Il giorno in cui si avverò un sogno millenario

Un'immagine di Jurij Gagarin

Una mattina di mezzo secolo fa, il 12 aprile 1961, Radio Mosca annunciava al mondo intero che un essere umano aveva viaggiato tra le stelle. Il sogno che l’Uomo rincorreva da millenni diventava di colpo realtà:  Jurij Alekseevic Gagarin, 27enne maggiore dell’aviazione sovietica, era da poche ore ritornato sulla Terra quando in ogni angolo del pianeta il cielo cominciò ad essere scrutato da occhi increduli, che si domandavano se ciò che avevano ascoltato era accaduto veramente. Era successo. L’uomo aveva viaggiato nello spazio. Oltre 400 anni dopo Cristoforo Colombo un altro esploratore aveva varcato le Colonne d’Ercole della volta celeste alla ricerca di un nuovo mondo.

Come in una immaginaria staffetta, partita quando l’Uomo si è chiesto per la prima volta come e in quale tempo avrebbe potuto toccare le stelle, Jurij Gagarin aveva avuto il prestigioso compito di portare al traguardo il testimone che nei secoli è idealmente passato per le mani di filosofi, scrittori e scienziati. Perchè dietro l’impresa di Gagarin ci sono secoli in cui le più brillanti menti del genere umano hanno dato il loro contributo affinchè il sogno giungesse a coronamento. Galileo, Newton, Jules Verne e tanti altri hanno preparato il campo agli studi teorici e agli esperimenti di balistica, che nella prima metà del XX secolo hanno portato ad un’accelerazione verso il raggiungimento della nuova frontiera.

Dagli studi sulla missilistica d’inizio Novecento portati avanti dallo scienziato russo Konstantin Ziolkovskij, fino alle applicazioni sulla balistica compiute da Wehrner Von Braun negli anni Quaranta (e purtroppo utilizzate a fini bellici da Hitler), nei primi anni Cinquanta lo spazio sembrava più vicino che mai. L’Uomo sapeva che presto un suo simile avrebbe viaggiato nel cosmo. Americani e sovietici, sullo sfondo poco romantico della Guerra Fredda, stavano accelerando sulla preparazione del primo viaggio umano tra le stelle. Mosca però sembrava in vantaggio, e lo dimostrò con il lancio del primo manufatto terrestre nello spazio, lo Sputnik, il 4 ottobre del 1957, e del primo mammifero, la cagnetta Laika, pochi mesi dopo.

L’ultimo passo, l’Uomo nello spazio, è però stato il più difficile. Laika non sopravvisse al lancio, e ciò significò che oltre a questioni di fisica balistica toccava risolvere anche  problemi di natura biologica. Tre anni dopo, ogni dubbio sulla fattibilità di quella impresa venne cancellato dalla voce di Gagarin, che scrutando la Terra dal Vostok 1 pronunciò via radio la frase “Kak krasatà!” (Che bellezza!): era vivo.

Come accaduto poi per la Missione Apollo 11 che portò l’uomo sulla Luna, negli ultimi anni sono state avanzate ipotesi che ritengono Gagarin non il primo uomo nello spazio ma il primo ad essere tornato vivo sulla Terra. A sostenerlo sono i fratelli Achille e Giambattista Judica Cordiglia, che all’inizio degli anni Sessanta attivarono a Torino una stazione di radio-ascolto spaziale. Proprio in base alle loro rilevazioni-radio, i Cordiglia affermano che prima di quello di Gagarin l’Urss avrebbe effettuato due lanci di navicelle ciascuna con un cosmonauta a bordo, che però non sarebbero riusciti a sopravvivere.

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