Esplosione nel metrò di Minsk. Cosa c’è dietro?

Una violenta deflagrazione nella stazione Oktjabrskaja della metropolitana della capitale bielorussa ha provocato oggi pomeriggio 11 morti e decine di feriti. Le autorità  bielorusse parlano di un attentato, senza fornire però approfondimenti. Il luogo dell’esplosione è a poca distanza dagli uffici del presidente Lukashenko, particolare che lascia ipotizzare realmente una matrice politica della strage. Lo stesso presidente ha dichiarato che l’attentato portebbe essere stato organizzato all’estero, ma non esclude un’azione nata dentro i confini nazionali. Per questo il presidente bielorusso ha dichiarato alla stampa di aver incaricato i servizi segreti di “rivoltare il Paese” per scoprire i colpevoli.

Si tratta comunque di un’azione alquanto anomala. La Bielorussia non ha relazioni in crisi con nazioni che possono avvalersi di un’arma come il terrorismo per colpire i propri nemici. E’ probabile che invece l’attentato possa avere una matrice interna.

Sebbene Lukashenko ostenti forza granitica e controllo totale sul Paese, la realtà è diversa.Oltre ai dissidenti, il presidente ha un temibile nemico: i falchi legati ai servizi segreti. E’ molto probabile che l’attentato sia opera di questi ultimi, forse per mettere a nudo le falle del sistema di controllo ostentato da Lukashenko.
Secondo alcuni analisti, a Minsk sarebbe in corso un braccio di ferro tra conservatori e moderati: i misteriosi attentati della scorsa estate contro l’Ambasciata russa, che fecero salire la tensione con Mosca, avrebbero avuto l’avallo dei falchi per indebolire Lukashenko alla viglilia delle elezioni presidenziali, probabilmente per boicottare possibili aperture del regime verso le richieste Ue a proposito del rispetto dei dirittti umani.
Stesso discorso vale per la misteriosa morte di Oleg Bjabenin, il giornalista-dissidente trovato impiccato a settembre nella sua casa: l’ipotesi è che chi decise per la sua uccisione avesse in mente di usare un assassinio politico per gettare discredito sul presidente bielorusso dinanzi al mondo. Anche in questo caso, i sospetti ricadono su frange ultraconservatrici dell’intelligence di Minsk, ma non manca chi, come ha riportato il Moskovskie Novosti, ha ipotizzato un coinvolgimento dei servizi russi in ottica anti-Lukashenko. In quel periodo, infatti, Russia e Bielorussia attraversavano un periodo di forti tensioni legate a debiti contestati da Minsk per il gas russo.

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