Mosca celebra il genio di Tarkovskij con un museo

Il regista Andrej Tarkovskij

In dirittura d’arrivo il progetto per istituire a Mosca un museo dedicato ad Andrej Tarkovskij, il grande regista russo scomparso nel 1986 all’età di 54 anni: i suoi familiari e gli amici hanno rinnovato l’appello alle autorità moscovite per aprire il museo entro il 2011, poichè proprio nel prossimo dicembre saranno trascorsi venticinque anni dalla sua morte.
La decisione di creare un museo dedicato al regista di Solaris era stata presa già nel 2008 ma da allora, a causa della carenza di fondi dovuta alla crisi economica in Russia, il progetto ha subito molteplici stop.

Ora dovremmo però essere alla stretta finale: Marina Tarkovskaja, sorella del regista e promotrice dell’iniziativa, ha annunciato lunedì, in occasione del 79esimo anniversario dalla nascita del grande artista, che il museo avrà sede nell’appartamento dove Tarkovskij visse per trent’anni e dove videro la luce i suoi migliori lavori.
Si tratterà dunque di una dom muzeij, una casa-museo, situata in un palazzo ottocentesco dove oggi sono già conservati una miriade di cimeli, il cui numero cresce continuamente e continuerà probabilmente a farlo nei prossimi mesi.

Andrej Tarkovskij è considerato uno dei massimi esponenti del cinema sovietico del dopoguerra. Dopo essersi diplomato nel 1960 alla Scuola Superiore di Cinematografia di Mosca, due anni dopo esordisce dietro la macchina da presa con L’infanzia di Ivan, un film che risente molto del grande fermento culturale scaturito dal disgelo kruscioviano, e che si rivelerà un successo inatteso: appena trentenne, Tarkovskij conquista addirittura il Leone d’Oro al Festival di Venezia.
Il suo stile molto lontano dall’estetica socialista voluta dal regime sovietico emerge sensibilmente nel suo secondo film, Andrej Rublev, del 1966: considerato uno dei migliori film del decennio, sancirà l’inizio della sua crisi nei rapporti con il Cremlino.
La pellicola a cui però sarà sempre legato il suo nome è Solaris (1972), ritenuto unanimemente  un capolavoro del genere fantascientifico e che molti considerano la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio di Kubrick.

Lasciata l’Urss alla fine degli anni Settanta, poichè impossibilitato a realizzare le sue opere per via delle censure e degli ostacoli sollevati dal Cremlino nei suoi confronti, si stabilisce in Italia dove alterna regia teatrale e cinematografica, e da dove, nel 1984, annuncerà la sua richiesta di asilo politico agli Usa.

Nel 1986, sebbene gravemente malato, completa Sacrificio, il suo ultimo film, che viene presentato al Festival di Cannes dove vince il Grand Prix Speciale della Giuria senza però riuscire ad aggiudicarsi la Palma d’Oro. Una piccola grande delusione per Tarkovskij, l’ultima della sua vita: muore pochi mesi più tardi, la mattina del 29 dicembre, nella sua casa di Parigi.

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