Il Kazakhstan al voto, ma l’esito è scontato

Nursultan Nazarbaev

Circa l’85% dei 9 milioni di elettori kazaki si è recato oggi al voto per le elezioni presidenziali: praticamente certa la vittoria del presidente uscente, quel Nursultan Nazarbaev ininterrottamente al potere addirittura dal 1991, ovvero da prima che il Kazakhstan si rendesse indipendente dall’Unione Sovietica. Originariamente prevista per il 2012, la consultazione elettorale è stata anticipata di un anno per volontà dello stesso Nazarbaev, per la bocciatura dal parte della Corte Costituzionale di un  referendum,  approvato all’unanimità lo scorso dicembre dal parlamento, per prolungare il mandato presidenziale dell’attuale capo dello Stato fino al 2020.

Dopo un primo tentennamento, Nazarbaev ha deciso di avallare la decisione della Corte, convenendo sull’incostituzionalità della norma che avrebbe annullato le elezioni presidenziali sia del prossimo anno che del 2017.
In realtà, nonostante ciò, quella di oggi è solo una kermesse elettorale dall’esito fin troppo scontato: Nazarbaev è il padrone del Kazakhstan, gode di enormi privilegi e di un potere pressochè assoluto. Il voto di oggi, in pratica, supplisce – in modo del tutto costituzionale – ad un referendum incostituzionale, che però avrebbe sortito il medesimo risultato che, con tutta probabilità, uscirà dalle urne, sorvegliate da 357 osservatori dell’Osce e altri 425 provenienti da stati ex sovietici.

Il mandato presidenziale di Nursultan Nazarbaev era cominciato contemporaneamente alla nascita del Kazakhstan sovrano, e originariamente sarebbe dovuto scadere nel lontano 1995 ma già allora venne prolungato al 2000. Ex burocrate del Pcus, alla guida del paese quando ancora era all’interno dell’Urss, ne proclamò l’indipendenza da Mosca alla fine del 1991, dopo il vertice di Alma-Ata con Eltsin, l’ucraino Kuchma e il bielorusso Silaev, che di fatto sancì lo scioglimento ufficiale dell’Unione Sovietica.

Negli anni successivi, Nazarbaev si è reso protagonista di una politica sempre più autoritaria e accentratrice, diventando una sorta di monarca in regime repubblicano.
Nello scorso giugno, il parlamento di Astana (la nuova capitale che si è fatto praticamente costruire) gli ha conferito il titolo di “Leader della Nazione”, che gli consentirà di beneficiare di innumerevoli privilegi una volta concluso il suo mandato presidenziale. Ma probabilmente, per goderne, Nazarbaev dovrà aspettare ancora.

Vedi anche:
Ue e Kazakhstan: meglio il petrolio o i diritti umani?

Oltre 9 milioni di cittadini kazaki sono chiamati oggi al voto

per eleggere il nuovo presidente della Repubblica: scontata

la vittoria del presidente uscente Nursultan Nazarbaev,

ininterrottamente al potere addirittura dal 1991, ovvero da

prima che il Kazakhstan si rendesse indipendente dall’Unione

Sovietica.

Originariamente prevista per il 2012, la consultazione

elettorale è stata anticipata di un anno per volontà dello

stesso Nazarbaev, per un motivo alquanto particolare: la

bocciatura dal parte della Corte Costituzionale di un

referendum per prolungare il mandato presidenziale di

Nazarbaev fino al 2020, che il parlamento aveva approvato

all’unanimità lo scorso dicembre.

Dopo un primo tentennamento, Nazarbaev ha deciso di

avallare la decisione della Corte, convenendo

sull’incostituzionalità della norma che avrebbe annullato le

elezioni presidenziali sia del prossimo anno che del 2017.
In realtà, nonostante ciò, quella di oggi è solo una kermesse elettorale dall’esito fin troppo scontato: Nazarbaev è il padrone del Kazakhstan, gode di enormi privilegi e di un potere

pressochè assoluto. Il voto di oggi, in pratica, supplisce in

modo del tutto costituzionale ad un referendum

incostituzionale, che però avrebbe sortito il medesimo

risultato che, con tutta probabilità, uscirà dalle urne, sorvegliate da 357 osservatori dell’Osce e altri 425 provenienti da stati ex sovietici.

Il mandato presidenziale di Nursultan Nazarbaev era cominciato contemporaneamente alla nascita del Kazakhstan sovrano, e originariamente sarebbe dovuto scadere nel lontano 1995 ma già allora venne prolungato al 2000. Ex burocrate del Pcus, alla guida del paese quando ancora era all’interno dell’Urss, ne proclamò l’indipendenza da Mosca alla fine del 1991, dopo il vertice di Alma-Ata con Eltsin, l’ucraino Kuchma e il bielorusso Silaev, che di fatto sancì lo scioglimento ufficiale dell’Unione Sovietica.

Negli anni successivi, Nazarbaev si è reso protagonista di una politica sempre più autoritaria e accentratrice, diventando una sorta di monarca in regime repubblicano.
Nello scorso giugno, il parlamento di Astana (la nuova capitale che si è fatto praticamente costruire) gli ha conferito il titolo di “Leader della Nazione”, che gli consentirà di beneficiare di innumerevoli privilegi una volta concluso il suo mandato presidenziale. Ma probabilmente, per goderne, Nazarbaev dovrà aspettare ancora.

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