Kiev chiama l’Eni: accordo sulle fonti alternative

L’Eni ed il governo ucraino hanno stipulato ieri un accordo di cooperazione nel campo della produzione di energia da fonti sia tradizionali che alternative. Lo ha riferito lo stesso esecutivo di Kiev in un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito web. L’accordo è stato raggiunto dopo un incontro tra l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni ed il ministro dell’Ambiente e delle risorse naturali ucraino Zlochevskiy, e porterà ad azioni congiunte di studio e ad uno scambio di esperienze, tecnologie e di know-how.

Le parti hanno stipulato anche un memorandum d’intesa per la creazione di un gruppo di lavoro congiunto, finalizzato a raggiungere gli obiettivi dell’accordo.

La ricerca di fonti alternative al petrolio e al gas d’importazione russa rappresenta il primo passo della nuova politica energetica di Kiev, orientata ad uno sganciamento da Mosca e dai suoi idrocarburi.
L’Ucraina vuole infatti incrementare la produzione interna di energia, inclusa quella derivante dai giacimenti di gas e petrolio del Mar Nero.

Kiev sta però studiando anche un possibile sviluppo dei propri giacimenti di gas di scisto, stimati tra i più grandi in Europa. Il gas di scisto è un idrocarburo derivante da una roccia argillosa, i cui costi di estrazione si sono molto abbassati negli ultimi dieci anni grazie all’impiego di nuove tecnologie estrattive: in un articolo dello scorso maggio, il Wall Street Journal lo considera il protagonista della prossima rivoluzione energetica mondiale.
Proprio in quest’ottica il governo ucraino ha dichiarato di voler stipulare  importanti contratti con le più grandi compagnie energetiche mondiali.

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