“Le armi libiche potrebbero finire in mani sbagliate”

Un lanciamissili anti-aereo MANPADS

Esperti militari russi lanciano l’allarme sulla vulnerabilità dei depositi militari libici: molte armi infatti potrebbero cadere nelle mani di gruppi terroristici. In particolare, i russi temono per il destino dei lanciarazzi MANPADS di fabbricazione sovietica, veri e propri sistemi di difesa anti-aereo trasportabili che il governo libico aveva acquistato negli anni Ottanta.

“Tra le conseguenze dell’azione militare contro Gheddafi potrebbe esserci anche l’arrivo di queste armi su mercati illegali“, rivela Igor Korotchenko, che dirige il Centro russo d’Analisi per il mercato mondiale delle armi. Secondo Korotchenko, la Libia disporrebbe a tutt’oggi dai 600 ai 1500 sistemi di difesa anti-aereo SA-14 e SA-16, acquistati dall’allora Urss, ma di molti si sarebbe persa traccia da quando Gheddafi ha aperto i depositi militari ai suoi sostenitori, perchè si armassero e rispondessero alle incursioni dei cacciabombaridieri occidentali.

L’esperto russo ritiene che il caos che oggi regna in Libia potrebbe portare molte di queste armi oltreconfine, nelle mani dei terroristi operanti in Nordafrica e in Medioriente, inclusi quelli legati ad al-Qaeda: “I lanciamissili SA-14 e SA-16 hanno una potenza di fuoco impressionante, che potrebbe essere utilizzata per attacchi da terra contro aerei civili occidentali e israeliani”. Inoltre, con le loro dimensioni compatte (sono leggermente più grandi di un bazooka), consentirebbe loro di essere facilmente mimetizzati e spediti via nave a gruppi islamisti attivi negli Stati Uniti.

Per questo, è l’appello di Korotchenko, “le forze di sicurezza di tutto il mondo dovrebbero intraprendere azioni coordinate per sventare questa minaccia”.

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