Polonia, riparte il processo al generale Jaruzelski

Wojciech Jaruzelski

Ad ottantasette anni compiuti, il generale Wojciech Jaruzelski torna in tribunale per rispondere del ruolo avuto nella repressione contro Solidarnosc, avviata con il colpo di stato da lui organizzato nel dicembre 1981. Il processo era in realtà iniziato nel settembre 2008, ma fu rinviato un anno dopo a causa delle cattive condizioni di salute di uno dei nove imputati, accusati di aver attuato una violenta repressione contro il primo sindacato libero dell’Europa comunista, che portò all’arresto di 5000 persone e provocò quasi cento morti.
Oltre al generale Jaruzelski, i principali imputati sono l’ex ministro degli Interni generale Czeslaw Kiszczak, che ordinò la brutale repressione di uno sciopero nella miniera di carbone di Wujek, costata la vita a nove minatori, e Stanislaw Kania, Segretario generale del Poup, il Partito comunista polacco.
Se le incriminazioni venissero confermate dai giudici, gli imputati potrebbero essere condannati a dieci anni di carcere.

Stando a quanto riferito da fonti giudiziarie, molti testimoni di alto profilo si avvicenderanno tra i banchi di accusa e difesa. A esempio, i legali dell’ex segretario Kania hanno chiesto di ammettere tra i teste della difesa Lech Walesa e Adam Michnik, due dei padri fondatori della nuova Polonia post-comunista.

Jaruzelski venne incriminato nel 2007 dall’Istituto di Memoria Nazionale polacco, sotto la spinta revanscista dei gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynski, all’epoca rispettivamente Presidente della Repubblica e Primo Ministro.
Vista la controversa figura storica di Jaruzelski, la notizia destò scalpore e polemiche. Il Generale ha sempre sostenuto di aver istituito la legge marziale in Polonia per proteggerla da una possibile invasione dell’Unione Sovietica: Jaruzelski voleva mostrare all’Urss una nazione sotto controllo, poichè temeva che Mosca stesse preparandosi a portare a Varsavia la “normalizzazione” attuata nel 1956 a Budapest e nel 1968 a Praga.

Tuttavia, alcuni storici ed analisti dubitano di questa possibilità: secondo fonti emerse solo negli anni Novanta, Jurij Andropov, all’epoca capo del KGB e numero due del Partito, sembrava escludere eventuali azioni di forza contro Varsavia, almeno fin quando la Polonia sarebbe stata nel caos. Forse Jaruzelski aspettava un sostegno da Mosca che non arrivò mai?

I sostenitori di Jaruzelski negano che le cose siano andate in questo modo, e invece sottolineano come sia stato proprio il Generale a favorire, alla fine degli anni Ottanta, il processo di transizione democratica che nel 1989 portò alle prime elezioni libere e nel 1990 Lech Walesa alla presidenza della Repubblica.

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