Strage di Domodedovo, spunta la pista cecena

Domodedovo: fiori sul luogo dell'esplosione

A quasi un mese e mezzo dalla strage compiuta all’aeroporto moscovita di Domodedovo, le forze di sicurezza russe hanno annunciato di aver identificato la mente dell’attacco: si tratterebbe di Aslan Bjutukaev, fino ad oggi semisconosciuto signore della guerra ceceno, molto vicino al capo guerriglia Doku Umarov. La notizia è stata riportata nei giorni scorsi dal quotidiano Kommersant.
Torna dunque prepotentemente d’attualità la pista cecena, in un primo momento esclusa dagli inquirenti dopo i primi rilievi e che lo stesso premier Putin aveva giudicato “improbabile”, forse per nascondere l’imbarazzante evidenza di un terrorismo ancora vivo e vegeto, a dispetto delle dichiarazioni tranquillizzanti del “boss” locale Razman Kadyrov.

Secondo gli inquirenti, sarebbe stato Bjukutaev la scorsa estate a reclutare Magmon Evloev, il ventenne kamikaze fattosi esplodere il 24 gennaio scorso nel terminal moscovita. Secondo l’FSB, in sei mesi Evloev sarebbe stato abilmente indottrinato al martirio da Bjukutaev: la personalità del ragazzo sarebbe stata completamente annientata, anche con l’aiuto di sostanze psicotrope, tanto da farne una marionetta nelle mani dei terroristi.

La polizia russa è arrivata a Bjukutaev dopo l’arresto, il 15 febbraio scorso, di un suo fidato miliziano, Khasa Batalov, fermato alla stazione Kievskij di Mosca in possesso di documenti falsi: spedito in Cecenia e messo sotto torchio dalle forze di polizia locali, avrebbe ammesso che la strage sarebbe stata progettata dal suo capo, che già figurava nella lista dei sospetti.

Tuttavia, il fatto che in Cecenia, ritenuta dal Cremlino ormai pacificata grazie al pugno di ferro di Kadyrov, gli insorti siano riusciti ad organizzare un’azione terroristica di quel genere è un boccone amaro per gli ambienti moscoviti. Aleksandr Torshin, deputato che siede al Consiglio della Federazione (il Senato russo) ed è membro della Commissione nazionale antiterrorismo, non riconosce una matrice cecena dell’azione: in un’intervista alla Rossiskaja Gazeta, ha parlato di un attacco organizzato al di fuori dei confini russi, precisamente “dalla Georgia e dal suo regime”. Nonostante i tentativi di dialogo, i rapporti tra Mosca e Tbilisi restano ancora molto tesi.

Vedi anche:
Attentato a Domodedovo, il terrorismo colpisce Mosca

A quasi un mese e mezzo dalla strage

compiuta all’aeroporto moscovita di

Domodedovo, le forze di sicurezza russe

hanno annunciato di aver identificato la

mente dell’attacco: si tratterebbe di

Aslan Bjutukaev, fino ad oggi

semisconosciuto signore della guerra

ceceno, molto vicino al capo guerriglia

Doku Umarov. La notizia è stata

riportata nei giorni scorsi dal

Kommersant.
Torna dunque prepotentemente d’attualità

la pista cecena, in un primo momento

esclusa dagli inquirenti dopo i primi

rilievi e che lo stesso premier Putin

aveva giudicato “improbabile”, forse per

nascondere l’imbarazzante evidenza di un

terrorismo ancora vivo e vegeto, a

dispetto delle dichiarazioni

tranquillizzanti del boss locale Razman

Kadyrov.

Secondo gli inquirenti, sarebbe stato

Bjukutaev la scorsa estate Magmon

Evloev, il ventenne kamikaze fattosi poi

esplodere il 24 gennaio scorso nel

terminal moscovita. Secondo il FSB, in

sei mesi Evloev sarebbe stato abilmente

indottrinato al martirio da Bjukutaev:

la personalità del ragazzo sarebbe stata

completamente annientata, anche con

l’aiuto di sostanze psicotrope, tanto da

farne una marionetta nelle mani dei

terroristi.

La polizia russa è arrivata a Bjukutaev

dopo l’arresto, il 15 febbraio scorso,

di un suo fidato miliziano, Khasa

Batalov, fermato alla stazione Kievskij

di Mosca in possesso di documenti falsi:

spedito in Cecenia e messo sotto torchio

dalle forze di polizia locali, avrebbe

ammesso che la strage sarebbe stata

progettata dal suo capo, che già

figurava nella lista dei sospetti.

Tuttavia il fatto che in Cecenia,

ritenuta dal Cremlino ormai pacificata

grazie al pugno di ferro di Kadyrov, gli

insorti siano riusciti ad organizzare

un’azione terroristica di quel genere è

un boccone amaro per gli ambienti

moscoviti. Aleksandr Torshin, che siede

al Consiglio della Federazione (il

Senato russo) ed è membro della

Commissione nazionale antiterrorismo,

non riesce ad ammettere l’esistenza

della matrice cecena dell’azione: in

un’intervista alla Rossiskaja Gazeta, ha

parlato di un attacco organizzato al di

fuori dei confini russi, precisamente

“dalla Georgia e dal suo regime”.

Nonostante i tentativi di dialogo, i

rapporti tra Mosca e Tbilisi restano

ancora molto tesi.