“Meglio l’ordine che la democrazia”, shock in Russia

Vladimir Putin

Più della metà dei russi sarebbero pronti a sacrificare i principi democratici in cambio della stabilità e dell’ordine: lo rivela uno studio realizzato dal prestigioso Centro Studi “Levada” di Mosca.
Dal sondaggio realizzato dal Levada, emerge che il 56% degli interpellati non vede nulla di male nel ridurre le libertà personali o nel violare i principi democratici se ciò serve a garantire ordine e sicurezza, mentre il 36% invece ritiene che lo Stato dovrebbe rimanere agganciato alla democrazia, anche a rischio di agevolare forze terroristiche e criminalità organizzata, poichè non può esserci stabilità senza democrazia.

Curiosamente, la maggior parte di coloro che mai baratterebbero la libertà con la stabilità proviene da ceti di reddito medio-alto, di contro gran parte di quelli che si sono schierati per l’ipotesi opposta vivono al di sotto della soglia di povertà: ciò dimostra come nei ceti deboli, esclusi dal processo di democratizzazione avviato negli anni Novanta, sia ancora forte la nostalgia per il paternalismo del comunismo sovietico, rimpianto soprattutto per quelle garanzie di sussistenza che prima Eltsin e poi Putin non sono riusciti a ricreare in pieno.

Nonostante il dato-shock, i ricercatori dell’Istituto Levada sottolineano un aspetto positivo: si è molto ridotto il numero di coloro che tra democrazia e sicurezza sceglierebbero quest’ultima. Basti pensare che nel 2000, quando Vladimir Putin venne eletto presidente, ben l’81% dei russi dichiarava come priorità quella di riportare l’ordine nel paese.
E se ricordiamo che la Russia allora usciva da un terribile decennio, dominato da oligarchi, corrotti e mafiosi, si comprende il perchè di quella posizione al limite della “reazione”, e soprattutto perchè, proprio grazie alla sua politica del “pugno di ferro”, Putin ascese tra i consensi al suo status di nuovo uomo forte del Cremlino.

Proprio in quanto associata alla corruzione di quegli anni, concordano storici e ricercatori, ancora oggi la parola “democrazia” suona come un termine straniero alle orecchie di maggior parte dei cittadini russi.

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