I tour operator guardano sempre più al mercato russo

La Russia diventerà entro il 2020 il principale mercato di riferimento europeo per l’industria del turismo: lo rivela una ricerca pubblicata dal Gruppo Thomas Cook, il secondo tour operator europeo per volume d’affari. Il mercato russo è già oggi di per sè molto dinamico, se consideriamo che in occasione di queste ultime vacanze di fine anno almeno 2 milioni di russi hanno acquistato un pacchetto-viaggio per la Turchia e un altro milione e 600mila ha scelto l’Egitto: eppure, questi numeri sono destinati a crescere in modo sensibile entro il decennio, parallelamente all’aumento del livello di benessere della popolazione russa.

A ormai vent’anni dalla fine del comunismo, sembra ormai consolidato il trend di sviluppo del cosiddetto ceto medio in Russia: se negli Anni Novanta erano i “nuovi ricchi” (per lo più ex burocrati del Pcus, mafiosi e faccendieri) gli unici a potersi permettere lussi come le vacanze all’estero, oggi il mercato del turismo guarda con insistenza alla media borghesia, che negli Anni Duemila ha avuto modo di accrescere e consolidare il proprio potere d’acquisto, così da accedere a beni e servizi prima di allora irragiungibili, inclusi appunto i viaggi.

In virtù di ciò, a dicembre Thomas Cook e l’Inturist, la storica agenzia nazionale per il turismo, hanno dato vita ad una joint-venture che investirà 45 milioni di dollari per far fronte alla sempre più crescente domanda russa di vacanze e viaggi. Di sicuro, non sarà l’unica alleanza di questo genere: se le previsioni saranno rispettate, l’aumento della richiesta di pacchetti turistici richiamerà in Russia i principali brand del turismo mondiale.

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