Perchè Medvedev non è poi così tanto “Robin”

Dmitrij Medvedev

Tra le migliaia di documenti stilati da diplomatici Usa, che Wikileaks sta pubblicando ormai da domenica sera, ha destato una certa ilarità quello con cui l’ambasciata americana a Mosca nel 2008 paragonava  Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev a Batman e Robin. Una similitudine che certo allora rendeva bene l’idea, non c’è dubbio. Ecco allora il giovane Medvedev-Robin ascendere al potere solo per decisione dell’esperto e navigato Putin-Batman, che, costituzionalmente impedito nel conservare ancora la presidenza, la affidava ad un suo uomo fidato, parte anch’egli del “clan di San Pietroburgo” e già numero due del colosso energetico Gazprom, i cui membri stanno alla Russia come quelli del Pcus stavano all’Unione Sovietica.

Un parallelismo certo indovinato quello dei diplomatici Usa, ma non più attuale. Quel documento di cui parla Wikileaks è vecchio di due anni, e tanta acqua è ormai passata sotto i ponti della Moscova. In questi due anni, Medvedev-Robin si è emancipato da Putin-Batman, e molto. La “passeggiata in tandem”, come è stato definito il governo “bicefalo” della Russia, si sta sempre più trasformando in una gara ciclistica, dove Medvedev non sembra avere alcuna intenzione di far da gregario a Putin: in poche parole, non vuole più tenergli calda la poltrona presidenziale in vista delle elezioni del 2012.

Negli ultimi mesi è emersa la linea-Medvedev a tracciare l’indirizzo politico del Cremlino. Dagli accordi sul gas con l’Ucraina all’isolamento di Lukashenko, dalla distensione con Obama allo stop all’autostrada-ecomostro Mosca-San Pietroburgo (con relativo siluramento dell’onnipotente sindaco di Mosca, il “putiniano” Luzhkov), dalle aperture alle organizzazioni in difesa dei diritti umani all’ambizioso progetto di innovazione del Paese, che ha la forma del polo hi-tech di Skolkovo: in tutto ciò c’è la politica di Medvedev, che si sta accreditando sempre più come leader giovane, moderno, aperto, in breve capace di traghettare definitivamente la Russia nel futuro.

Vladimir Putin

Vladimir Putin

Che Putin, in vista di un suo ritorno alla carica di presidente, ormai tema la concorrenza del suo ex discepolo è evidente. Dinanzi al consenso che Medvedev sta guadagnando presso i giovani, l’intelligencija, ma anche presso un ceto medio composto da impiegati, professionisti e piccoli imprenditori, il premier si è visto obbligato ad un restyling della propria immagine: addio al “machismo” (altra osservazione di Wikileaks superata dagli eventi), e giù con ritratti accattivanti.
Medvedev incontra Bono Vox degli U2, con cui dibatte di hard rock e sviluppo? E Putin si fa riprendere mentre prova un’auto di Formula 1 su di un circuito, con tanto di tuta da pilota e casco con l’aquila imperiale russa. Il presidente addenta un cheeseburger in compagnia di Obama in un McDonald’s americano? E il Primo ministro accarezza amorevolmente un cagnolino donatogli dal premier bulgaro, chiedendo ai russi di aiutarlo a sceglierne il nome. Medvedev chatta su Twitter? E Putin passeggia con i campioni di calcio e promette di portare i Mondiali 2018 in Russia.

Insomma, c’è da pensare che le Presidenziali 2018 saranno le prime in Russia ad avere un esito incerto. Finora solo il polipo Paul, l’infallibile oracolo dei mondiali sudafricani, è sembrato avere le idee chiare: a luglio scelse alla presenza di alcuni giornalisti del Moscow Times la foto del prossimo presidente russo. Che resterà segreto fino a scrutinio terminato: se il buon vecchio Paul ci ha preso, lo sapremo solo tra meno di due anni, che saranno molto intensi per i due contendenti.
Tutto ciò nell’ottica di un precedente frequente nella Russia sovietica e post-sovietica, che vedeva spesso chi arrivava al potere demolire il leader che l’aveva preceduto e generato politicamente: come fece Krusciov con Stalin, Breznev con Krusciov, Gorbaciov con Breznev, Eltsin con Gorbaciov e poi Putin con gli oligarchi eltsiniani, così accadrà anche a Batman con Robin?

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