Lukashenko: “La morte di Bjabenin? Un atto criminale”

Aleksandr Lukashenko

Aleksandr Lukashenko (Fonte:ITAR-TASS)

Durante un incontro tenuto la scorsa settimana con alcuni giornalisti polacchi, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha di fatto ammesso che Oleg Bjabenin, il giornalista-oppositore trovato impiccato a settembre nella sua casa di Minsk, è stato ucciso. “Penso che ciò debba essere interpretato come un atto criminale”, avrebbe dichiarato Lukashenko, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa BelaPAN. Con queste sue parole, il leader bielorusso smentisce la versione sostenuta finora dalle autorità di Minsk, secondo cui il fondatore del portale giornalistico indipendente Chartja ’97 si sarebbe suicidato. Tale versione è stata sempre avversata da amici e colleghi di Bjabenin, che invece parlano di un omicidio politico.

Lukashenko però respinge ogni possibile illazione su un suo coinvolgimento nell’omicidio, e lo fa riferendosi alle numerose sparizioni di persone avvenute nel suo Paese negli ultimi anni: “Molte persone scomparse o morte in circostanze misteriose non avevano niente a che fare con la politica. Cosa c’entrerei io, allora?”.

La mossa del presidente giunge alquanto inattesa, e apre a nuovi scenari. Perchè Lukashenko mette in evidenza che Oleg Bjabenin è stato assassinato, quando sa bene che la comunità internazionale ha denunciato spesso il clima di violenza che il suo regime perpetua nei confronti della stampa libera bielorussa? Forse esiste davvero una pista straniera, come parlarono alcuni giornali russi, che punta a una delegittimazione internazionale di Lukashenko? Oppure Bjabenin è stato vittima di qualche fazione  deviata dei servizi segreti, che vuole indebolire l’attuale leadership in prossimità delle elezioni presidenziali del 19 dicembre?

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