Ue e Kazakhstan: meglio il petrolio o i diritti umani?

La visita di Stato tenuta questa settimana a Bruxelles dal presidente kazako Nursultan Nazarbaev si è svolta in un clima sereno e fin troppo amichevole: è l’opinione di chi non ha potuto far a meno di notare che,  nell’agenda dei colloqui tra Nazarbaev e il presidente della Commissione europea Barroso, il petrolio kazako abbia avuto la priorità rispetto alle violazioni dei diritti umani, quando appena un giorno prima l’Europarlamento aveva reso pubblico un rapporto sulla mancanza di democrazia in Kazakhstan. Una gaffe decisamente imbarazzante per l’Unione Europea, visto che il rapporto pubblicato dal Parlamento di Strasburgo descrive la grave situazione dei diritti umani in Kazakhstan, paese dove vige la tortura, la stampa è censurata ed il presidente, in carica fin dall’epoca sovietica e con un mandato a vita, è una sorta di monarca di un regno che galleggia sugli idrocarburi.

Peccato perciò che sui titoli dei giornali si sia letto solo dell’prossimo ingresso del Kazakhstan nel WTO (con la benedizione di Bruxelles), e del miglioramento del clima per gli investimenti europei nel settore energetico kazako: l’Europa sembra interessata all’oro nero del Kazakhstan, poi forse  si occuperà del suo presidente-autocrate, ma solo se questi dovesse diventare un personaggio scomodo.

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