Un attacco terroristico pone in crisi il ceceno Kadyrov

Medvedev e Kadyrov

Il presidente ceceno Kadyrov (a destra) con il suo omologo Dmitrj Medvedev (APF Photo)

Un commando terroristico formato da indipendentisti ceceni ha attaccato questa mattina il parlamento di Grozny: un kamikaze (ma c’è chi parla di due) si è fatto esplodere fuori dell’edificio, mentre tre si sarebbero introdotti al suo interno, forse approfittando dell’apertura di un cancello per l’ingresso di un deputato.

L’attentato tuttavia ha provocato danni minimi, vista la reazione delle forze speciali che hanno ucciso i tre terroristi, mentre due poliziotti e un addetto alla sicurezza sono rimasti uccisi negli scontri al fuoco. Secondo fonti russe, 17 persone (11 civili e 6 poliziotti) sarebbero rimaste ferite.

Secondo la Commissione Nazionale per l’Antiterrorismo, l’attentato sarebbe stato organizzato in concomitanza con la visita a Grozny del ministro dell’Interno russo Nurgaliev, il quale ha ammesso che l’azione terroristica era inattesa ma ha anche rivendicato i successi ottenuti negli ultimi mesi contro la guerriglia islamica.

Il presidente ceceno Ramzan Kadyrov ha promesso di ripulire la Cecenia dai “banditi islamici”, ma ha duramente criticato l’Europa per “la protezione che concede ai terroristi”: il riferimento è chiaramente diretto all’Inghilterra, che ha concesso all’ex guerrigliero Akhmed Zakayev, autoproclamato capo del governo ceceno in esilio, lo status di “rifugiato politico”, e alla Polonia, dove Zakayev fu arrestato lo scorso mese per poi essere rilasciato prima che Mosca potesse presentare una richiesta d’estradizione.

Questi ultimi non sono stati certo mesi tranquilli per Kadyrov. Ad agosto un commando attaccò il suo villaggio natale, Zentroj, con granate ed armi pesanti: negli scontri rimasero uccisi 6 poliziotti e 12 ribelli, e prima ancora, a giugno, un kamikaze si fece esplodere al centro di Grozny, provocando diversi feriti. Decisamente troppo per uno che si è sempre vantato di aver riportato la sicurezza in Cecenia.

Secondo Aleksej Malashenko, analista politico del Centro Studi Carnegie, Putin sarebbe scontento dell’azione di Kadyrov, ma Russia Unita, il partito del premier, nega malumori e fa quadrato intorno al presidente ceceno: “L’attentato di oggi a Grozny non è diverso da quelli avvenuti in passato in Europa”, si legge nelle dichiarazioni di alcuni esponenti.

La realtà è che il sistema di sicurezza imposto in Cecenia da Kadyrov e dai suoi miliziani, basato sulle violenze commesse da questi ultimi, si è rivelato vulnerabile agli attacchi dei ribelli: il presidente non riesce più a mantenere l’ordine grazie alla sua immagine di “uomo forte”.
Mosca, che aveva affidato a lui il “ruolo sporco” di combattere il fondamentalismo con mezzi in palese contrasto con le convenzioni internazionali, se n’è resa conto, ma non ha al momento una valida alternativa da proporre (o meglio, da imporre) per un cambio al vertice della repubblica caucasica.

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