La NATO teme una nuova Guerra Fredda per l’Artico

In un’intervista rilasciata lo scorso lunedì al quotidiano britannico The Guardian, il Comandante Supremo delle forze NATO per l’Europa, ammiraglio James G. Stavridis, ha avvertito che l’intera regione artica potrebbe a breve diventare teatro di un nuovo scontro nella corsa globale alle risorse naturali.

“Per ora, le dispute sono state affrontate in modo pacifico -ha dichiarato l’ammiraglio Stavridis-, ma il cambiamento climatico potrebbe alterare nei prossimi anni gli equilibri nella corsa allo sfruttamento delle risorse naturali, ora accessibili in maniera più semplice”.

Queste osservazioni giungono alla vigilia del Workshop di ricerca avanzata della NATO dal titolo “Sicurezza Ambientale nel Mar Glaciale Artico”: la Conferenza internazionale, che si apre oggi presso lo Scott Polar Research Institute dell’Università di Cambridge, mira a creare un dialogo tra tutti le nazioni “polari” (Russia, Usa, Norvegia, Canada e Danimarca) e “sub-polari”(Islanda, Svezia e Finlandia), al fine di scongiurare il pericolo di una nuova Guerra Fredda. Il Workshop vedrà la partecipazione di rappresentanti provenienti da 16 paesi, inclusi membri non-NATO come Russia, Finlandia e Svezia.

L’allarme lanciato dall’alto ufficiale è da tenere in debita considerazione, ma parlare di rischi di guerra forse è un po’esagerato. Eventi recenti dimostrano che si può sempre trovare un dialogo e risolvere con successo controversie vecchie di decenni, come è accaduto per l’accordo russo-norvegese relativo ai confini nel Mare di Barents, firmato il 15 settembre di quest’anno, dopo 40 anni di trattative, tra il presidente russo Medvedev ed il premier norvegese Stoltenberg.

E’ chiaro che tutti e cinque i paesi che hanno accesso diretto al Mar Glaciale Artico, nonché i paesi considerati sub-artici, mostrino un naturale e rinnovato interesse per l’esplorazione dei territori polari, viste le odierne maggiori possibilità di esplorazione attiva in aree ricche di  risorse minerarie ed energetiche.

Perchè dunque questo allarme? Forse è dovuto al fatto che gran parte delle risorse recentemente scoperte si trovano in Groenlandia, che è territorio della Danimarca, paese membro della NATO: ciò che evidentemente intimorisce l’ammiraglio Stavridis è che la Groenlandia ha avviato un processo che presto la renderà indipendente dalla Danimarca, e dunque esiste una concreta possibilità che nei prossimi anni queste risorse non facciano più parte di un membro dell’Alleanza Atlantica.

Ciò si lega ai timori Usa di una supremazia russa nelle regioni polari, sebbene,  durante il Forum Internazionale sull’Artico tenuto a Mosca due settimane fa, le  nazioni coinvolte nella corsa alle risorse polari abbiano convenuto che l’Artico  debba essere considerato come un luogo di cooperazione economica ed energetica, proprio per allontanare i rischi di una guerra.