Kirghizistan, vigilia elettorale ad alta tensione

Un panorama della città di Osh

Una panoramica della città di Osh

A tre mesi dal referendum che ha trasformato il paese nella prima repubblica parlamentare dell’Asia ex sovietica, il Kirghizistan torna alle urne domenica prossima per le elezioni legislative. La consultazione acquista un peso di straordinaria importanza, poichè si tratta non solo delle prime elezioni parlamentari dall’approvazione della nuova costituzione e dall’elezione di Roza Otunbajeva a presidente della Repubblica, ma anche della prima tornata elettorale dopo la deposizione dell’ex presidente Kurmanbek Bakiev dello scorso aprile e dopo i gravi scontri etnici di giugno.

E proprio in questi ultimi giorni di campagna elettorale, l’incubo della guerra civile sta tornando ad aleggiare pericolosamente su una nazione che nelle urne cerca disperatamente stabilità e pacificazione: l’ultimo caso risale a due giorni fa, quando a Bishkek la sede del partito nazionalista Ata-Zhurt, legato a Bakiev ed attualmente all’opposizione, è stata attaccata da una folla inferocita per via della notizia, attribuita al leader del partito (che l’ha però smentita), di voler far rientrare in patria l’ex presidente in caso di vittoria elettorale.
Un fatto che la dice lunga su quanto il paese sia ancora instabile e spaccato.

La tensione è altresì palpabile nella minoranza uzbeka, vittima delle persecuzioni etniche dello scorso giugno. I rappresentanti della comunità denunciano le continue discriminazioni di cui gli uzbeki sono ancora oggi vittima: non hanno più lavoro e case, molti hanno già lasciato il Kirghizistan in cerca di un futuro migliore. Cittadini di etnia uzbeka, secondo una denuncia di Human Right Watch, sarebbero anche stati vittima in questi mesi  di sequestri e torture ad opera delle forze di polizia.

La città di Osh, dove quasi la metà della popolazione era uzbeka e dove gli scontri di giugno furono tra i più cruenti, ha oggi l’aspetto di un luogo fantasma: case, bar, caffè, negozi appartententi ad abitanti uzbeki sono distrutti.
Solo da qualche giorno è cominciata la ricostruzione, che dovrà garantire un tetto a chi non ha più una casa, prima che l’inverno faccia la sua comparsa. E mentre Osh corre contro il tempo, la campagna elettorale di ben 29 partiti ne riempie le strade, quelle intatte dei quartieri kirghizi e quelle che sembrano un teatro di guerra nei quartieri uzbeki.

Osh sarà una prova chiave per il governo della Otunbajeva, che cerca dalle elezioni una sorta di legittimazione per la sua politica di riconciliazione nazionale: molti abitanti però qui non hanno fiducia nel potere di Bishkek. L’accusa che muovono è che ad Osh le autorità non si sono viste in questi mesi, tanto che la ricostruzione sta andando avanti solo grazie agli aiuti della Croce Rossa.

Vedi anche:
L’Asia ex sovietica alla guerra per l’acqua
Kirghizistan, abusi delle forze di sicurezza contro gli uzbeki
Kirghizistan, 1990: le origini della guerra etnica
Il Kirghizistan approva la nuova Costituzione

A tre mesi dal referendum che ha

trasformato il paese nella prima

repubblica parlamentare dell’Asia ex

sovietica, il Kirghizistan torna alle

urne domenica prossima per le elezioni

legislative.

La consultazione acquista un peso di

straordinaria importanza, poichè si

tratta non solo delle prime elezioni

parlamentari dall’approvazione della

nuova costituzione e dall’elezione di

Roza Otunbajeva a presidente della

Repubblica, ma anche della prima tornata

elettorale dopo la cacciata di Bakiev

dello scorso aprile e dopo i gravi

scontri etnici di giugno.

E proprio in questi ultimi giorni di

campagna elettorale, l’incubo della

guerra civile sta aleggiando

pericolosamente su una nazione che nelle

urne cerca disperatamente la

pacificazione: l’ultimo caso risale a due

giorni fa, quando la sede del partito

nazionalista Ata-Jurt, legato all’ex

presidente Bakiev e attualmente

all’opposizione, è stata attaccata da una

folla inferocita per via della notizia,

attribuita al capo del partito (che l’ha

però smentita), di voler far rientrare in

patria Bakiev in caso di vittoria

elettorale.
Un fatto che la dice lunga su quanto il

paese sia ancora instabile e spaccato.

La tensione è altresì palpabile nella

comunità uzbeka, vittima delle

persecuzioni etniche dello scorso giugno.

I rappresentanti della minoranza

denunciano le continue discriminazioni di

cui gli uzbeki sono ancora oggi vittima:

non hanno più lavoro e case, molti vivono

ormai alla giornata, molti altri hanno

già lasciato il Kirghizistan in cerca di

un futuro migliore. Le forze di polizia,

secondo una denuncia di Human Right

Watch, sarebbero poi stati in questi mesi

protagonisti di sequestri e torture ai

danni di cittadini di etnia uzbeka.
La città di Osh, dove quasi la metà della

popolazione era di etnia uzbeka e dove

gli scontri di giugno furono tra i più

cruenti, ha oggi l’aspetto di un luogo

fantasma: case, bar, caffè, negozi di

uzbeki sono distrutti.
Solo da qualche giorno è cominciata la

ricostruzione, che dovrà garantire un

tetto a chi non ha più una casa prima che

l’inverno faccia la sua comparsa. E

mentre Osh corre contro il tempo, la

campagna elettorale di ben 29 partiti ne

riempie le strade, quelle intatte dei

quartieri kirghizi e quelle che sembrano

un teatro di guerra nei quartieri uzbeki.

Osh sarà una prova chiave per il governo

della Otunbajeva: molti abitanti non

hanno fiducia nel potere di Bishkek, e

sembrano solo interessati a garantire un

tetto a chi non ce l’ha più. L’accusa che

muovono è che qui le autorità non si sono

viste in questi mesi, tanto che la

ricostruzione sta andando avanti solo

grazie agli aiuti della Croce Rossa.