Tra Russia e Bielorussia scende il “grande freddo”

Lukashenko con Putin

Non sembra proprio voler terminare la guerra di dichiarazioni che da più di un mese pone Mosca contro Minsk: l’ultimo capitolo della saga è stato scritto ieri dal presidente russo Dmitrj Medvedev, che attraverso il suo blog ha fortemente criticato il suo omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko, per aver dipinto nei suoi discorsi la Russia come un nemico del suo paese.
“La dirigenza bielorussa – scrive Medvedev – si è sempre distinta per voler a tutti costi trovare un nemico alla propria nazione: prima erano gli Usa, poi l’Europa, adesso tocca alla Russia”.
Oggi poi la portavoce del presidente, Natalija Timakova, ha puntualizzato che le relazioni tra la Russia e la Bielorussia sono ormai a un punto morto, e che difficilmente i rapporti potranno tornare ai livelli di qualche mese fa.

CONTRASTI SUL GAS. In effetti, i rapporti tra i due paesi sono iniziati a peggiorare nello scorso mese di giugno, quando Russia e Bielorussia si sono scambiate dure accuse per il mancato pagamento dei debiti per l’acquisto di gas (Bielorussia) o per l’utilizzo dei gasdotti (Russia): la querelle si è chiusa con il pagamento da parte di Minsk di 187 milioni di dollari, e con la richiesta a Gazprom di pagare 260 milioni per il transito di gas nel territorio bielorusso.

ABKHAZIA E SUD-OSSEZIA. A luglio Lukashenko, dopo aver accolto con tutti gli onori il presidente georgiano Mikeil Saakhasvili, ha compiuto una clamorosa retromarcia sulle due repubbliche separatiste dalla Georgia, rimangiandosi la sua promessa di riconoscimento: un’azione che ha mandato su tutte le furie il Cremlino, poichè Mosca aveva ottenuto in precedenza il “sì” della Bielorussia a riconoscere come stati sovrani l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud (entrambe a maggioranza etnica russa), che si erano staccate dalla Georgia dopo la guerra contro la Russia del 2008.

MOLOTOV CONTRO L’AMBASCIATA. Ad inizio settembre, un misterioso gruppo terrorista ha lanciato sei molotov nel giardino dell’Ambasciata Russa di Minsk, provocando danni notevoli ad alcuni veicoli: accuse tra i due governi, con Lukashenko che rinfaccia ai russi di “essersi fabbricati in casa l’attentato”.

MORTE SOSPETTA. Molti media russi hanno recentemente puntato l’indice verso la politica repressiva di Lukashenko nei confronti della stampa libera: l’occasione dell’attacco l’ha data la misteriosa morte di Oleg Bjabenin, giornalista antigovernativo, trovato misteriosamente impiccato nella sua casa fuori Minsk. Altri, come il Moskovskij Komsomolets, sospettano che dietro questa morte possano esserci addirittura i servizi segreti russi, che avrebbero ucciso Bjabenin per gettare discredito internazionale sul presidente bielorusso.

ELEZIONI A DICEMBRE. Ora resta da capire quale sarà la posizione russa in occasione delle prossime elezioni presidenziali bielorusse: non è escluso che il Cremlino possa decidere di sostenere un candidato d’opposizione. Ipotesi neanche tanto remota, se si considerano le ultime dichiarazioni di Medvedev.

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