Torture CIA in Polonia, il governo polacco sapeva?

L'ex presidente polacco Aleksandr Kwasniewski

L’ex presidente polacco Lech Kaczynski impedì che il suo predecessore Aleksandr Kwasniewski testimoniasse al Tribunale di Stato a proposito della presunta prigione segreta della CIA in Polonia, dove secondo fonti dell‘intelligence americana, vennero torturati alcuni sospetti terroristi islamici.

Nel settembre 2009 i giudici polacchi inviarono richiesta all’allora presidente Kaczynski affinchè l’ex presidente Kwasniewski, durante il cui mandato fu operativa la prigione della CIA,  venisse sollevato dall’impegno di mantenere il segreto sugli affari di Stato, così da poter essere interrogato dai giudici che investigavano sul caso.
Il Procuratore Mierzewski voleva interrogare Kwasniewski e il premier in carica all’epoca Miller sui rapporti tra l’intelligence Usa e quella polacca, sui voli segreti della CIA nella base aerea di Szymany (dove sarebbe stata allestita la prigione americana), e sull’effettiva esistenza del presunto centro di detenzione per sospetti terroristi.

Ma Lech Kaczynski, scomparso nell’aprile scorso nell’incidente aereo di Smolensk, evitò che Kwasniewski  presenziasse all’interrogatorio, motivando la sua decisione con la ragion di Stato e  con l’esigenza di evitare di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale.

Kwasniewski ha sempre negato di sapere dell’esistenza della base segreta americana ma, secondo un rapporto del 2007 del Consiglio d’Europa che cita fonti Usa, l’intero vertice dello Stato, compreso il Presidente della Repubblica, sapeva della prigione e aveva garantito alla CIA la massima disponibilità per qualsiasi richiesta.

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