Weekend di sangue in Ossezia del Nord e Dagestan

Truppe russe di stanza nel Caucaso

Durissimi scontri a fuoco tra le forze di sicurezza russe e i miliziani indipendentisti filoislamici hanno caratterizzato gli ultimi giorni in Dagestan ed in Ossezia del Nord, dove lo scorso giovedì l’esplosione di una bomba in un mercato di Vladikavkaz ha provocato 17 morti e 140 feriti: si è trattato del più grave attentato compiuto in Russia dal marzo scorso, quando due donne kamikaze si fecero esplodere all’interno di due stazioni del metrò moscovita.

A Makhachkala, capitale del Dagestan, domenica sono morti 8 miliziani nello scontro armato con le forze speciali di polizia, mentre altri due sono rimasti uccisi nel villaggio di Komsomolskoje in una sparatoria dove hanno perso la vita anche due agenti.

Anche l’Ossezia del Nord è stata teatro di scontri a fuoco, che hanno causato la morte di 21 persone, mentre nel frattempo, in un’atmosfera di grande commozione, Vladikavkaz ha sepolto le vittime dell’attentato di giovedì scorso.
Anche l’Onu intanto è intervenuta sull’attentato, condannando senza mezzi termini l’atroce atto di terrorismo: l’ambasciatore turco Apakan, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, ha letto un documento in cui viene riaffermata “l’ingiustificabilità degli atti di terrorismo, indipendentemente dalle loro reali motivazioni”.