Tornano le fiamme in Russia, distrutte 500 abitazioni

Foresta bruciata

Una foresta bruciata a Togliattigrad

L’emergenza incendi in Russia, che ad inizio agosto ha devastato intere regioni del paese, sembra un incubo che non vuole terminare: è di ieri la notizia che incendi scoppiati nella regione del Volga hanno distrutto dozzine di villaggi, uccidendo almeno otto persone e riducendo in cenere più di 400 edifici.
Da alcuni giorni le fiamme sono tornate ad interessare appunto la Russia sud-occidentale, in particolare le regioni di Saratov e Volgograd, provocando ad oggi la distruzione di 531 costruzioni e lasciando mille persone senza casa.
Intanto, secondo la RIA Novosti, gli esperti temono che i forti venti che in questi giorni battono la Russia centrale possano scatenare nuovi incendi nelle regioni di Astrakhan e nelle repubbliche autonome di Tatarstan, Bashkortostan e Kalmucchia.

Putin ha stanziato un miliardo di rubli (circa 30 milioni di euro) di aiuti per le aree di Volgograd e Saratov, mentre il presidente Medvedev ha ordinato di organizzare una rapida ricostruzione delle abitazioni distrutte, di erogare aiuti finanziari a coloro che sono stati colpiti dal disastro, e soprattutto ha esortato Sergei Shoigu, ministro per le situazioni di Emergenza (simile alla nostra Protezione Civile), ad indagare sulle cause scatenanti la devastazione.
E’ tuttavia da ritenere che sarà proprio quella di Shoigu la prima testa a saltare per la pessima gestione delle operazioni antincendio di questa estate: il conseguente calo di popolarità che ha colpito sia Medvedev che Putin spingerà probabilmente il Cremlino a rimuovere l’attuale ministro, che per giunta pochi giorni fa aveva incautamente dichiarato conclusa l’emergenza fuoco.

Questo degli ultimi giorni è il più grave caso di incendi dopo il disastro di inizio agosto, costato morti e danni stimati per oltre 15 miliardi di dollari, che secondo gli analisti avrà un impatto sull’economia russa pari ad un calo dell’1% del PIL.
Ad essere maggiormente colpito è stato il settore agricolo, tanto che lo scorso 15 agosto il premier Putin ha imposto il blocco delle esportazioni di grano fino al 31 dicembre prossimo, al fine di consentire una stabilizzazione del mercato interno ed evitare manovre speculative. Tuttavia sembra scontato un prolungamento dell’embargo: Putin pochi giorni fa ha dichiarato che nessuna revoca è prevista prima della mietitura del raccolto 2011.

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