Russia, scoperta una fossa comune: “Vittime di Stalin”

Josif Stalin

Josif Stalin

Quasi cinquecento scheletri sono stati trovati il mese scorso in una cavità sotterranea alla periferia di Vladivostok, nell’estremo oriente russo, da un gruppo di operai impegnati in lavori di rifacimento di una strada: dopo settimane di attenti studi, gli esperti sono giunti alla conclusione che si tratti dei resti di cittadini uccisi negli anni Trenta dalla polizia segreta staliniana, l’NKVD. La notizia è stata divulgata dalle autorità cittadine di Vladivostok.

La municipalità aveva subito provveduto a consegnare i reperti ad un gruppo di studiosi della locale Università, che hanno ieri confermato che quelle ossa appartenevano a vittime della stagione delle cosiddette “purghe”, avvenute in maniera massiccia tra il  1937 e il 1938.
“Si tratta prevalentemente di scheletri di uomini, – è scritto nel verbale stilato dagli esperti – uccisi con un colpo di pistola alla testa più di 50 anni fa, ma di sicuro non prima degli anni Venti”. L’ipotesi che si tratti di vittime della feroce NKVD è stata avvalorata, oltre che dalla presumibile data di morte, anche dall’analisi del foro di proiettile presente sui crani: si tratta in tutti i casi di proiettili da 9 mm, ovvero gli stessi utilizzati dalle pistole in dotazione agli agenti del NKVD.

Ora la municipalità di Vladivostok pensa di rendere omaggio alle vittime con una cerimonia di sepoltura solenne: “La data e il luogo della celebrazione verranno decisi prossimamente”, riferiscono alcuni funzionari locali.