Kirghizistan, abusi delle forze di sicurezza contro gli uzbeki

Gli scontri nel Kirghizistan meridionale

Manifestanti kirghizi sfilano per le strade

L’organizzazione umanitaria Human Right Watch ha denunciato gravi abusi commessi nelle ultime settimane da parte della polizia e delle forze di sicurezza kirghize contro la minoranza uzbeka nel sud del paese, ammonendo sui rischi di nuovi scontri a  causa del perpetuarsi di queste pratiche illegali.
Secondo gli attivisti, l’indagine che il governo di Bishkek ha lanciato per punire i colpevoli degli scontri del mese scorso ad Osh e Jalalabad  avrebbe visto come bersaglio principalmente persone di etnia uzbeka, che sarebbero state arrestate senza particolari motivi e torturate.

“Strappare confessioni con la tortura – ammonisce Human Right Watch – non solo getta discredito sulle indagini, ma alimenta le fiamme del conflitto etnico“, sempre pronto a riesplodere dopo gli scontri tra kirghizi e uzbeki di giugno ad Osh e Jalalabad, che hanno provocato centinaia di morti, migliaia di feriti e soprattutto decine di migliaia di profughi uzbeki fuggiti nel vicino Uzbekistan.

Anna Neistat, attivista che opera in Kirghizistan per conto di Human Right Watch, critica le autorità kirghize per non aver ancora acconsentito ad un’inchiesta internazionale sugli incidenti, forse provocati deliberatamente: “Mentre le autorità kirghize hanno l’obbligo di indagare sugli incidenti di giugno e di punire i colpevoli, – ha dichiarato la Neistat al quotidiano Moscow Times, – contemporaneamente devono farlo senza violare nè il diritto internazionale nè le leggi del loro paese”.

Human Right Watch riferisce di aver documentato dozzine di casi di detenuti torturati, e di aver raccolto le testimonianze dei parenti e dei legali degli arrestati, che parlano di minacce giunte da funzionari delle forze di sicurezza.
Dalla capitale Bishkek però fanno sapere che azioni repressive sono orientate solo a riportare l’ordine e non hanno moventi razziali: tuttavia, alcuni funzionari governativi riconoscono che le forze di sicurezza sono composte prevalentemente da kirghizi, e che ci sono state delle tensioni con gli uzbeki.

Farid Nijazov, portavoce del nuovo governo, tiene però a specificare che le forze di sicurezza impegnate nelle regioni di Osh e Jalalabad sono state istruite ad agire nel rispetto della legge e che molti casi di abusi sono stati già perseguiti.
Ma proprio perchè la polizia kirghiza non sembra in grado di ripristinare la sicurezza nel rispetto dei diritti delle minoranze, torna a farsi strada l’ipotesi dell’invio di una forza multinazionale di peacekeeping nelle regioni del Kirghizistan meridionale: se ne discuterà probabilmente al prossimo vertice dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.