Il Kirghizistan approva la nuova Costituzione

Allestimento di un seggio in Kirghizistan

Allestimento di un seggio in Kirghizistan

Oltre 2,7 milioni di elettori kirghizi sono stati chiamati ieri alle urne per approvare la nuova Costituzione proposta dal governo provvisorio, che ridurrà i poteri del presidente a favore del Parlamento. La vittoria dei “sì” ha soprattutto conferito al governo provvsiorio di Roza Otunbajeva, succeduto a quello di Kurmanbek Bakiev, deposto lo scorso aprile, l’autorità e la legittimità che gli mancano per risolvere il difficile passaggio di consegne dal vecchio al nuovo potere.
Secondo i dati emessi dalla Commissione elettorale kirghiza, oltre il 69% degli elettori si è recato alle urne, ed in base ai risultati provvisoria i “Sì” alla nuova costituzione sarebbero più del 90%, mentre i “No” si fermerebbero a poco meno dell’ 8%.

Il Kirghizistan giunge alle elezioni in un momento di grave crisi, esplosa con violenza ad inizio giugno con i violentissimi scontri etnici nelle regioni meridionali di Osh e Jalalabad tra i kirghizi e la minoranza uzbeka: due settimane di incidenti costate quasi 300 morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di profughi in fuga in Uzbekistan.

Dalle prime notizie, la tornata referendaria si sarebbe svolta con tranquillità. Sul regolare svolgimento delle operazioni di voto hanno comunque vigliato 189 osservatori internazionali, alcuni provenienti dagli altri paesi della CSI, altri appartenenti all’OSCE e all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

Intanto, il governo ha già fissato al 10 ottobre prossimo la data delle prime elezioni parlamentari del dopo-Bakiev.

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