Fornitura di gas, Mosca e Minsk ai ferri corti

GasdottoLa crisi del gas tra la Russia e la Bielorussia, relativa ai debiti non saldati da quest’ultima nei confronti del gigante energetico Gazprom, rischia di avere conseguenze serie ed inattese.
Dopo che lunedì scorso Mosca ha iniziato a ridurre del 30% le forniture di gas a Minsk, oggi Gazprom ha annunciato di aver portato al 60% i tagli verso la Bielorussia.

Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ieri aveva accusato la Gazprom di utilizzare gratuitamente le condotte del suo paese per il transito del gas diretto all’Unione Europea, ed ha anche minacciato di attingere a quel gas, se la Gazprom non pagherà i 260 milioni di dollari che deve alla Bielorussia per l’utilizzo delle sue infrastrutture.

Lukashenko, che ieri mattina ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ha dichiarato che la Gazprom ha scatenato una “guerra del gas” contro il suo paese, che in realtà sarebbe creditore, non debitore, verso la compagnia russa: “Gazprom ci chiede 190 milioni di arretrati, ma loro ne hanno 260 verso di noi, per le condotte dello Stato bielorusso che utilizzano. Ci sono ancora 70 milioni di debito, che così può essere compensato”.

Con la sua proposta di scambio, il presidente Lukashenko sembra in effetti voler prendere spunto dal recente accordo russo-ucraino sulla base navale di Sebastopoli, affittatta da Kiev a Mosca in cambio di un sostanzioso sconto sulle forniture di gas.

Gazprom in serata ha ammesso l’esistenza del debito nei confronti della Bielorussia, senza però specirficarne l’ammontare. Da Mosca però hanno anche aggiunto che il transito del gas su territorio bielorusso avviene tramite condotte di proprietà della stessa Gazprom, e che il problema sollevato da Lukashenko riguarda solo diritti di servitù sul terreno dove sono collocate le condotte.

Siamo in presenza dunque di un contenzioso economico che acquista carattere politico: la crisi nasce dal fatto che la Bielorussia dall’inizio del 2010 ha continuato, e vuol continuare, a pagare il gas russo a 150 dollari ogni  1000 metri cubi, nonostante Mosca avesse fissato il prezzo a 169 dollari per il primo trimestre 2010 e l’avesse aumentato poi a 189 per il secondo.

Intanto secondo la Reuters, che cita fonti comunitarie, un taglio delle forniture alla Bielorussia potrebbe riguardare il 6,25% dei consumi europei: per far fronte ad eventuali disagi la Commissione Europea ha convocato una riunione d’emergenza sulla questione, anche dopo che Minsk ha informato Bruxelles di possibili anomalie nel transito del gas.

Tuttavia Aleksej Miller, numero uno della Gazprom, ha voluto questa mattina tranquillizzare l’Europa: in un’affollata conferenza stampa ha affermato che, nonstante la Bielorussia abbia comunicato di aver iniziato a prelevare il gas dalle condotte di Gazprom, il flusso di gas continua a giungere senza problemi ai consumatori dell’area UE. Gazprom ha inoltre minacciato la Bielorussia di aumentari i tagli alle forniture fino all’85%, se Minsk non accetterà di saldare le pendenze.

Ormai è chiaro che le parti, non riuscendo ad accordarsi sulla cancellazione dei reciproci debiti, insistono nel “muro contro muro”. Oggi sono comunque previsti nuovi incontri per sciogliere i nodi.

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