Il Kirghizistan teme la guerra etnica: “Intervenga Mosca”

La regione al centro degli scontri

La regione al centro degli scontri

Sono almeno 82, stando alle fonti ufficiali, le vittime dei violenti scontri etnici in corso da giovedì notte ad Osh, nel sud del Kirghizistan al confine con l’Uzbekistan, tra nazionalisti kirghizi e gruppi della minoranza uzbeka residente nella zona.
Da fonti del ministero della Sanità si contano più di 1000 feriti, la maggior parte dei quali di etnia uzbeka: un numero che potrebbe non rispecchiare la realtà della situazione poichè molti nosocomi sono già al collasso e non accettano più ricoveri, mentre i medici non riescono a recarsi per le strade a portare le cure, per via dei combattimenti.

La città di Osh si trova in una zona dove è ancora forte l’influenza del deposto presidente Kurmanbek Bakiev, attualmente rifugiatosi in Bielorussia.

Il premier ad interim Roza Otunbajeva ha ammesso sabato che la situazione nella regione è ormai fuori controllo, e che gli scontri si sono allargati anche alle minoranze russe e tatare.
“Abbiamo bisogno di una forza militare di pace che riesca a metter fine agli scontri”, ha dichiarato la Otunbajeva, aggiungendo di aver chiesto al suo omologo russo Vladimir Putin l’invio di truppe di peacekeeping in Kirghizistan.
Nella serata di sabato il presidente russo Medvedev, che aveva definito gli scontri di Osh “un problema interno del Kirgyzstan”, ha escluso per ora l’invio di truppe nel sud del Kirgyzstan: lo ha comunicato sabato sera la portavoce del Cremlino Natalia Timakova.
Per il momento tuttavia, Mosca invierà in zona aiuti umanitari: l’impiego delle forze armate potrebbe essere deciso solo dopo una risoluzione di peacekeeping delle Nazioni Unite. La Russia, che segue con attenzione gli sviluppi della situazione, sarebbe dunque disposta ad intervenire solo sotto l’egida dell’ONU.

Intanto la situazione si fa sempre più grave: nella regione di Jalalabad è stato proclamato lo stato d’emergenza fino al 22 giugno, che prevede il coprifuoco dalle 18 alle 6 del mattino, mentre il ministero della Difesa ha richiamato tutti i riservisti sotto i cinquant’anni.