Arlacchi: “Nuove strategie contro la droga afghana”

Pino Arlacchi

Pino Arlacchi

Le strategie d’azione contro la produzione degli stupefacenti in Afghanistan richiedono una revisione completa: lo dichiara Pino Arlacchi, europarlamentare ed ex Alto Rappresentante dell’ONU per il contrasto al narcotraffico, alla vigilia del Forum Internazionale sulla lotta al traffico di droga dall’Afghanistan, in programma a Mosca il 9 e il 10 giugno.

Arlacchi lancia pesanti accuse sul modo in cui viene impiegato in Afghanistan il denaro stanziato dalle Nazioni Unite per i programmi di conversione delle piantagioni di oppiacei in coltivazioni di beni agricoli: “Bisogna procedere ad un serio cambiamento – ha dichiarato all’agenzia RIA Novosti –  perchè ho scoperto che ingenti somme di denaro destinato agli aiuti scompaiono prima di giungere a destinazione. E questo problema non è legato solo al governo di Kabul: in effetti, solo il 20% delle somme assegnate raggiunge ufficialmente l’Afghanistan. La questione riguarda aziende multinazionali che scippano più del 70% dei fondi USA destinati allo sviluppo di un Afghanistan senza droga. Ciò porta ad un aumento dei costi e ad indebolire l’efficienza dei programmi, così come a violazioni dei diritti umani”.

Arlacchi chiede a Ue e Russia, territori purtroppo invasi dalla droga afghana, un impegno in prima linea: “Stavolta dovranno giocare un ruolo determinante, elaborando un piano inteso a bloccare la coltivazione del papavero da oppio in Afghanistan, che riguardi non solo la distruzione delle colture, ma anche la creazione di un programma speciale, che dia al cittadino afgano una fonte di sussistenza diversa dalla produzione di stupefacenti“.
Il programma ONU proposto da Arlacchi alla fine degli Anni Novanta puntava proprio a rompere il legame vitale dei contadini afghani con la produzione di oppiacei: nel 2000, non senza polemiche ed accuse di finanziare un regime sanguinario, le Nazioni Unite svilupparono un programma di riconversione agricola, che prevedeva la erogazione ai Taliban di cospicui finanziamenti in denaro, per procedere alla sostituzione dei papaveri con piantagioni di prodotti ortofrutticoli e di grano. I risultati, alla metà del 2001 parvero dare ragione ad Arlacchi: la produzione di droga si era notevolmente ridotta.
Ma di lì a pochi mesi ci sarebbe stato l’attentato alle Twin Towers e la successiva invasione NATO dell’Afghanistan, che di fatto portò all’interruzione del programma.

“Quella fu un’esperienza positiva nel campo del contrasto alla produzione di stupefacenti -ricorda Arlacchi -, perchè dopo una serie di duri sforzi politici e diplomatici dell’Onu per l’applicazione del mio programma, i talebani nel 2001 fuorono costretti a fermare la produzione di oppio in Afghanistan. Purtroppo, di lì a poco le truppe americane e della NATO invasero il paese, e la produzione riprese”.
Ma proprio in virtù di quella piccola ma significativa vittoria Arlacchi si dice ottimista: “Un Afghanistan senza la droga non è pura fantasia”.

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