Morte Kaczynski, i piloti non erano soli in cabina

I rottami del Tupolev 154

I rottami del Tupolev 154 a Smolensk

C’era qualcun altro, oltre ai due piloti, nella cabina di pilotaggio del Tupolev presidenziale polacco poco prima che il velivolo si schiantasse al suolo lo scorso 10 aprile, uccidendo il presidente Lech Kaczynski ed alti vertici dello Stato: lo rivela l’agenzia di stampa ucraina UNIAN, citando il presidente  della Commissione intergovernativa d’inchiesta, Tatjana Anodina.

La Anodina ha rivelato che dall’esame dei dialoghi registrati in cabina si udirebbe distintamente la voce di una terza persona (e forse anche di una quarta), che dimostrerebbe la presenza in cabina di qualcuno che non avrebbe dovuto in alcun modo essere lì, specie in una situazione difficile com’era quella nei cieli di Smolensk quella tragica mattina.
Secondo l’agenzia UNIAN potrebbe trattarsi di un alto ufficiale dell’aeronautica polacca e del capo-protocollo del Ministro degli Esteri polacco, ma non ci sono conferme a ciò, in quanto la stessa Anodina ha dichiarato che “l’audio della registrazione è disturbato e ciò rende difficile l’identificazione delle voci”.

L’agenzia di stampa russa Interfax riferisce tuttavia che in un tratto di registrazione, poco prima dello schianto, si udirebbe uno dei piloti pronunciare la frase “Se rifiuteremo di atterrare, ci (o mi) uccideranno!“: se fosse verificata la fondatezza di questa notizia, l’ipotesi di pressioni ai piloti sarebbe più che reale.

Questo nuovo scenario probabilmente conferma l’ipotesi circolata dopo i primi rilievi che escludevano un guasto tecnico, ovvero che l’ordine di atterrare a Smolensk partì da qualche alto esponente del governo a bordo, forse dallo stesso Kaczynski, nonostante dalla torre di controllo sconsigliassero vivamente di atterrare per via delle avverse condizioni meteo che gravavano sulla pista.
Le due voci non identificate potrebbero in effetti appartenere proprio a due ufficiali o funzionari governativi, che si sarebbero recati in cabina di pilotaggio proprio per intimare ai due piloti di ignorare gli inviti dei controllori di volo russi a dirottare su Minsk, e di procedere all’atterraggio a Smolensk nonostante la fitta nebbia.

Il presidente Kaczynski ed i vertici dello Stato polacco la mattina del 10 aprile scorso si stavano recando a Katyn, in prossimità del confine tra Russia e Bielorussia, per prender parte alla cerimonia commemorativa della strage ordinata da Stalin nel 1940, costata la vita a migliaia di polacchi. Il Tupolev  154 cui viaggiavano sarebbe dovuto appunto atterrare nella vicina Smolensk, il cui aeroporto era però completamente avvolto dalla nebbia: per questo motivo le autorità aeroportuali russe avevano ordinato, invano, ai piloti di fare rotta su Minsk a causa della visibilità zero a terra.

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