Medvedev: “La guerra l’ha vinta il popolo, non Stalin”

Truppe russe sfilano sulla Piazza Rossa

Truppe russe sfilano sulla Piazza Rossa

La Russia si prepara a celebrare il 65° anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con una solennità mai vista finora: migliaia di persone, tra militari e ginnasti, parteciperanno alla cerimonia commemorativa di domenica sulla Piazza Rossa, per la prima volta nella storia aperta anche a contingenti di truppe occidentali, come quelle americane, britanniche e francesi.
Alla vigilia del Dien’ Pobedy, il Giorno della Vittoria, come viene definito in Russia, il presidente Medvedev ha rilasciato un’intervista trasmessa dalla Tv di Stato, in cui ha reso onore e gloria a “tutti i soldati sovietici che combatterono e persero la vita per la vittoria sul nazismo”, ma soprattutto ha esaltato il ruolo che ebbe il popolo sovietico durante la guerra con una dichiarazione di rottura con il passato: “La sconfitta del nazismo fu merito del popolo, non di Stalin“.

Il presidente russo dunque ritorna sul tema che ha tenuto vivo il dibattito in Russia in queste ultime settimane: il ruolo di Josif Stalin durante la lotta per la liberazione dall’occupazione tedesca, che i russi chiamano la “Grande Guerra Patriottica”.
La Grande Guerra Patriottica è stata vinta dalla nostra gente, non da Stalin, – ha dichiarato Medvedev – e nemmeno i generali giocarono un ruolo tanto importante quanto quello del nostro popolo. Certo, il loro fu un ruolo estremamente serio, ma la gente vinse la guerra al prezzo di grandi sacrifici e di tantissime vite umane”.

ll presidente russo Medvedev

ll presidente russo Dmitrj Medvedev

“Alcuni credono che il ruolo di Stalin fu straordinario, altri no. Ma il problema non è questo, – continua Medvedev – bensì come dobbiamo valutare la figura di Stalin in generale. Se parliamo della posizione ufficiale del governo fin dalla nascita dello Stato russo, è semplice: Stalin commise crimini di massa contro il popolo. E questo non può essere dimenticato, nemmeno di fronte al fatto che sotto il suo comando l’Urss visse una fase di sviluppo e divenne una superpotenza militare”.
Medvedev ha però voluto sottolineare che, a dispetto della posizione ufficiale del governo, oggi in Russia chiunque può pensarla come crede: “Il fatto che molti veterani abbiano un’idea positiva su Stalin non mi sorprende: penso anzi che ne abbiano il diritto. Ma le opinioni personali non possono avere influenza sulla posizione dello Stato”.

Non è mancata la polemica con la visione revisionista della Storia da parte di alcuni Paesi, rivolta, secondo Medvedev, a sminuire il ruolo sovietico a favore di una riabilitazione delle milizie filonaziste locali: “Non è possibile mettere sullo stesso piano vittime e carnefici, e chi fa ciò compie un crimine morale”, ha ribadito il presidente, sottolineando come ci sono stati ultimamente “comportamenti assurdi da parte di alcuni rappresentanti delle Repubbliche Baltiche, perfino riguardo ad un tema così doloroso come la guerra e l’occupazione nazista”.

Il chiaro riferimento è alla recente delibera dell’Osce, approvata su proposta della Lituania, che ha parificato lo stalinismo al nazismo.

La Russia si prepara a celebrare il 65° anniversario dalla fine della

Seconda Guerra Mondiale con una solennità mai vista finora: migliaia di

persone, tra militari e ginnasti, parteciperanno alla cerimonia

commemorativa di domenica sulla Piazza Rossa, per la prima volta nella

storia aperta anche a contingenti di truppe occidentali, come quelle

americane, britanniche e francesi.
Alla vigilia del dien’ pobedy, il Giorno della Vittoria, come viene definito

in Russia, il presidente Medvedev ha rilasciato un’intervista trasmessa

dalla Tv di Stato, in cui ha reso onore e gloria a “tutti i soldati sovietici che

combatterono e persero la vita per la vittoria sul nazismo”, ma soprattutto

ha esaltato il ruolo che ebbe il popolo sovietico durante la guerra con una

dichiarazione di rottura con il passato: “La sconfitta del nazismo fu merito

del popolo, non di Stalin”.

Il presidente russo dunque ritorna sul tema che ha tenuto vivo il dibattito

in Russia in queste ultime settimane: il ruolo di Josif Stalin durante la lotta

per la liberazione dall’occupazione tedesca, che i russi chiamano la

“Grande Guerra Patriottica”.
“La Grande Guerra Patriottica è stata vinta dalla nostra gente, non da

Stalin, – ha dichiarato Medvedev – e nemmeno i generali giocarono un

ruolo tanto importante quanto quello del nostro popolo. Certo, il loro fu un

ruolo estremamente serio, ma la gente vinse la guerra al prezzo di grandi

sacrifici e di tantissime vite umane”.

“Alcuni credono che il ruolo di Stalin fu straordinario, altri no. Ma il

problema non è questo, – continua Medvedev – bensì come dobbiamo

valutare la figura di Stalin in generale. Se parliamo della posizione

ufficiale del governo fin dalla nascita dello Stato russo, è semplice: Stalin

commise crimini di massa contro il popolo. E questo non può essere

dimenticato, nemmeno di fronte al fatto che sotto il suo comando l’Urss

visse una fase di sviluppo e divenne una superpotenza militare”.
Medvedev ha però voluto sottolineare che, a dispetto della posizione

ufficiale del governo, oggi in Russia chiunque può pensarla come crede:

“Il fatto che molti veterani abbiano un’idea positiva su Stalin non mi

sorprende: penso anzi che ne abbiano il diritto. Ma le opinioni personali non possono avere influenza sulla posizione dello Stato”.

Non è mancata la polemica con la visione revisionista della Storia da parte di alcuni paesi, volta, secondo Medvedev, a sminuire il ruolo sovietico a favore di una riabilitazione delle milizie filonaziste locali: “Non è possibile mettere sullo stesso piano vittime e carnefici, e chi fa ciò compie un crimine morale”, ha ribadito il presidente, sottolineando come ci sono stati ultimamente “comportamenti assurdi da parte di alcuni rappresentanti delle Repubbliche Baltiche, perfino riguardo ad un tema così doloroso come la guerra e l’occupazione nazista”. Il chiaro riferimento è alla recente delibera dell’Osce, approvata su proposta della Lituania.

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