USA-URSS: cinquant’anni fa scoppiava la “Crisi dell’U-2”

New York Times

La prima pagina del "New York Times" con la notizia dell'abbattimento dell'U-2

Una mattina del 1° Maggio di mezzo secolo fa un rombo improvviso scosse la tranquillità dei cittadini di Povarnja, un villaggio nella regione di Sverdlovsk (oggi Ekaterinburg), mentre erano intenti nei preparativi per le celebrazioni della Festa del Lavoro. La gente guardò in alto, e vide un paracadutista scendere lentamente dal cielo.
Nessuno di loro si rese ovviamente conto di trovarsi di fronte ad un evento che avrebbe inciso notevolmente sulle relazioni tra le due superpotenze negli anni di lì a venire. Quel paracadutista si chiamava Francis Gary Powers, ed era il pilota di un aereo spia U-2 che la CIA da pochi anni utilizzava per rubare immagini delle basi militari dell’URSS: era stato colpito da un missile della contraerea russa e si era lanciato dall’aereo, che precipitò poco fuori Povarnja.
Nonostante l’impatto il velivolo fu ritrovato dalla milizia sovietica con molte apparecchiature segrete ancora funzionanti: il sistema di autodistruzione che Powers avrebbe dovuto attivare lanciandosi non aveva funzionato, e così la nuova arma americana non era più un segreto per Mosca.
Ma il vero danno, come vedremo ben peggiore, per gli USA fu un altro: nell’ispezionare i rottami, il KGB recuperò numerose foto scattate dall’alto alle basi militari sovietiche, quale prova schiacciante del reale impiego di quell’aereo.

Eisenhower e Krusciov

Eisenhower e Krusciov a Parigi: sorrisi di circostanza per mascherare la tensione

Mai evento accadde nel momento meno opportuno: la tensione tra Stati Uniti ed Unione Sovietica era già alta per via della recente ascesa russa al rango di superpotenza nucleare, tanto che di lì a due settimane, il 15 maggio a Parigi, il presidente americano Dwight Eisenhower ed il premier sovietico Nikita Krusciov avrebbero dovuto tenere un primo storico vertice sulla questione atomica.
A pochi giorni dall’apertura del vertice, la TASS (l’agenzia di stampa sovietica) battè la notizia che un “aereo spia” americano era precipitato in territorio sovietico, senza aggiungere ulteriori dettagli. Dato per certo che l’aereo fosse esploso e Powers fosse rimasto ucciso, Washington emise un comunicato stampa in cui dichiarava, bluffando, che un aereo americano  poteva aver sconfinato involontariamente in territorio sovietico, sottolineando però che si trattava di un velivolo adibito “esclusivamente a rilevazioni atmosferiche”.
Di fronte a questa dichiarazione Krusciov ordinò alla Pravda di pubblicare le foto del pilota, e soprattutto delle attrezzature fotografiche che testimoniavano l’attività di spionaggio dell'”U-2″: gli USA a quel punto furono costretti ad un’imbarazzata retromarcia, mentre l’URSS chiedeva scuse ufficiali.
In una situazione del genere, il vertice di Parigi fallì miseramente: Krusciov infatti abbanonò i lavori dopo un giorno, per protesta di fronte alle mancate scuse da parte di Eisenhower.

Sono passati cinquant’anni da quel giorno, ma il ricordo di quell’evento è sempre vivo nei cittadini di Povarnja. Molti hanno il loro aneddoto da raccontare, come chi asserisce di aver contribuito alla cattura di Powers, prima che giungessero i funzionari di polizia. C’è anche chi sottolinea l’ humana pietas che rende fratelli gli uomini anche se nemici: una donna, all’epoca bambina, ricorda alla RIA Novosti che appena atterrato Powers era sconvolto e chiese, parlando russo, dell’acqua. “Noi gliela demmo, e lui la bevve con voracità direttamente dal secchio”, – ricorda la testimone – “poi subito dopo arrivò una pattuglia della polizia, che ci ordinò di allontanarci dalla spia. Noi non capivamo: come poteva quell’uomo essere una spia se non c’era la guerra?”

Powers fu tratto in arresto, e pochi mesi dopo condannato a dieci anni di prigione per spionaggio. Rimase in cella solo un anno e mezzo: la sua liberazione fu barattata dall’URSS nel febbraio del 1962 con quella di una spia sovietica a sua volta catturata dagli USA.

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