Accordo russo-ucraino su gas e flotta del Mar Nero

Un successo per Janukovic, che in campagna elettorale aveva promesso di rinegoziare l’accordo, stipulato nel gennaio 2009 da Julija Timoshenko, giudicato troppo gravoso per le disastrate finanze ucraine.

In cambio, Janukovic ha concesso a Medvedev il prolungamento dell’affitto, in scadenza nel 2017, della base navale di Sebastopoli, in Crimea, dove è di stanza la flotta russa del Mar Nero.
L’importanza strategica della base di Sebastopoli è elevatissima per la Russia, in quanto è una sorta di porta per il Mediterraneo: grazie all’accordo stipulato oggi, la flotta del Mar Nero continuerà a restare nella sua storica base fino al 2042, con possibilità di prolungare l’affitto fino al 2047.

Lo stesso Medvedev si è mostrato soddisfatto dell’accordo siglato, ed ha sottolineato l’importanza della base per la sicurezza della regione. Il presidente inoltre ha annunciato che darà istruzione al ministro della Difesa ed al comandante della Flotta del Mar Nero di migliorare le infrastrutture della base, per renderla un volano di sviluppo per la Crimea.

Questa parte dell’accordo è però considerata dalle opposizioni come una chiara violazione della Costituzione ucraina. Mikola Tomenko, vicepresidente del parlamento e leader del partito dell’ex premier Timoshenko (BJT), ha evidenziato che l’articolo 17 della Costituzione vieta la presenza di basi militari straniere sul suolo nazionale: per consentire pertanto un prolungamento dell’affitto della base, sarebbe necessaria una modifica costituzionale e un referendum.

Janukovic dunque avrebbe violato una norma costituzionale, non avendo avuto in pratica i poteri di stipulare quell’accordo: per questo motivo dallo schieramento dell’ex presidente Jušchenko è arrivata anche una richiesta di impeachment.

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